Tutti gli articoli di Marcella Ioele

Una scorpacciata di pista

Quest’anno, l’anno dei cinquant’anni, il mio fisico sembra assecondare ogni mio capriccio e mi ha fatto togliere un sacco di sfizi. Una mezza maratona fatta dieci minuti più veloce della precedente, la maratona, personale sui 10000 (anche se li ci sarebbe da migliorare), mancava la pista. Da quando ho fatto la mia prima gara in pista nel 2012 mi sono riproposta di partecipare a quante più gare potevo. Da allora, alla prima gara in pista della stagione mi sono infortunata ogni anno, ma non mi sono data per vinta. Impossibilitata a correre ho partecipato a gare di salto in alto, dove ho scoperto che vado benino, e a gare di giavellotto di cui vanto un titolo regionale, vinto in quanto unica partecipante.

La mia prima gara in pista quest’anno la faccio il 25 aprile a sole tre settimane dalla maratona. Un mille corso in meno di 3’45”, ma salta il cronometraggio e rimane la voglia di ripetere l’esperienza.

A giugno si intensificano le gare: il 3 a Rieti faccio 400, 800 e staffetta 4×100 con Totò, Juma e Alice. I 400 non li so fare, ma gli 800 mi piacciono, li faccio cauta, arrivo fresca e con la voglia di ripeterlo. Il 6 giugno c’è il runfest per il Golden gala. Partecipo a un 1000 in pista ai Marmi. I primi tempi di categoria faranno il 1000 all’Olimpico durante il Golden Gala. Lo chiudo in 3’41’,10, mio personale migliorato di due centesimi. Non rientro per un soffio ma sono contentissima e due giorni dopo mi emoziono a vedere correre le mie compagne all’Olimpico.

Arrivano i regionali a squadre, quest’anno riusciamo a portare la staffetta 4×400 maschi e femmine!!!!! Sono iscritta anche all’ alto. Nonostante avessi saltato 1,30 in prova giorni prima, salto male e mi fermo a 1,26, subito dopo però parte la staffetta, che è una bella festa, nonostante gli organizzatori un po’ troppo nervosi che urlano contro gli atleti (mi hanno anche ammonita perché ho attraversato la pista….). Nella staffetta diamo tutto quello che possiamo, ci incitiamo un sacco a vicenda: Isa, Paola, Cristiana e finisco io.

Dopo soli quattro giorni partecipo a un trofeo di salti a Caracalla, insieme a Ugo mi cimento nel lungo e nell’alto. Il lungo non l ho mai provato, anche perché soffrendo di sciatica, l’idea di buttarmi sedere a terra sulla sabbia mi fa paura. Ogni salto all’arrivo mi metto a ridere e chiedo scusa al giudici. Salto 3,13 metri, ben 5 cm più di quello che aveva saltato Totò a Rieti. Poi tocca alla gara di alto. Sono rilassata e salto bene. Arrivo fino a 1,32 che è il mio personale. Forse questa è la gara in cui mi sono divertita di più.

Per due settimane niente gare anche perché devo fare un intervento in bocca e devo prendere gli antibiotici. Intanto scoppia il caldo. Il 2 luglio ci sono i campionati regionali individuali alla Farnesina. Una giornata molto ventosa. Nell’ alto siamo solo due, salto 1,20 e vinco la gara, poi provo 1,26 ma non ci riesco (che pippa!). A seguire faccio gli 800, ci metto 2’52”,21, otto secondi meno che a Rieti e la distanza mi piace moltissimo.

Infine 7, 8 e 9 di luglio ci sono i campionati Italiani a Orvieto. A Orvieto venerdì alle cinque fanno 40 gradi all’ombra, il problema è che non c’è ombra da nessuna parte e si schiatta di caldo. Sono iscritta ad alto, 1500 e 800. Nell’ alto avrei potuto figurare bene e invece….. i salti non mi vengono, mi fermo a 1,23 fatto alla terza prova (in prova due giorni prima avevo fatto 1,30 al primo salto..). La gara è bella, ci sono due altissime e bravissime che falliscono per un pelo il record italiano di categoria (1,50), poi si chiacchiera e ci si incita a ogni salto. Il sabato tocca al 1500, gara che non ho preparato, anche perché con il caldo che ha fatto e gli antibiotici che ho preso le ripetute mi venivano una schifezza. Marco mi dice che la devo fare a 4’/km è che se al 300 passo in meno di 1’12” sono una deficiente. Al 300 passo tipo a 1’09”, poi non capisco più niente anche perché il 700 non mi ricordo quanto dovevo passare. Ugo prende i tempi e mi ha detto poi che al 1000 sono passata in 3’49”, lui me lo ha detto, ma io non li ho sentiti, mi sembrava di stare ancora bene tanto che supero pure una, quando passo all’ultimo giro vedo il cronometro che dice 4’20” e penso: dai c’è l’ho fatta a chiudere sotto i sei minuti; al 1200 arriva la “botta”. Faccio gli ultimi 300 metri che sembro Fantozzi, arrivo gemendo e mi butto a terra, concludo in 6’02”,03 che anche se è il mio personale è una schifezza. Domenica mattina tocca agli 800, prima della gara, tra le compagne di corsa (che sono sempre le stesse) ci si dimentica della tensione parlando di menopausa, poi si parte, ci metto 2’52”,25. Quattro centesimi più della settimana scorsa, ma mi sento bene e mi diverto, forse potevo anche osare qualcosina di più.. Ne ho fatte tantissime è ancora non mi è passata la voglia, adesso vado a fare un altro 800 ad “Atletica di sera”.

Atletica di sera

La manifestazione atletica di sera l’avevo vista sul sito Fidal anche gli anni scorsi, ma non avevo potuto partecipare. Mi incuriosiva l’idea di trovarmi alla farnesina a correre in pista in una sera d’estate al fresco della sera dopo il solleone della giornata. Mi iscrivo agli 800 metri, la gara è prevista per le 22,50. Generalmente a quell’ora io dormo già da più di mezz’ora, spero comunque che le gare anticipino perché chi mai è così pazzo di iscriversi?

Arrivo alle nove e invece c’è un sacco di gente, anche le categorie esordienti. Le gare accumulano ritardo e c’è un caldo umido che anche se stai fermo hai la maglietta zuppa. Comunque passo amenamente il tempo chiacchierando con una mia amica. Alle undici devono ancora partire le batterie degli 800 uomini (sono cinque) e io inizio ad avere sonno. Mi sono scaldata e ogni tanto faccio qualche allungo per tenermi sveglia. Non mi sento male, le gambe le sento leggere, anche se mi fa strano correre così tardi. Intanto le altre concorrenti che hanno un tempo di accredito simile al mio hanno riununciato e se ne sono andate, le altre hanno un accredito di 2’40” o meno e una invece ben superiore ai 3′, realizzo che devo correre da sola.

Lo start viene dato alle 23:41. Non mi guardo il tempo ai passaggi ai 100 e 200 (anche perché non ci vedo bene) mi metto penultima, non troppo distante dalla terzultima, ma quando passo ai 400 scopro che sono passata poco sopra 1’20”, troppo forte per me…. ai 500 dico forte: “Marcella tieni!”, perché sento che la botta di acido lattico sta arrivando, ma non c’è niente da fare, le gambe non ne vogliono sapere, rallento miseramente e concludo in 2’54”,45 (non mi era bastata la lezione del 1500?) mannaggia!!! Sapevo di poter fare meglio!!!!  Comunque ho la scusa che a quell’ora non avevo mai corso e che non vedevo i passaggi nell’orologio, Marco mi dice che sono una fessacchiotta ma che non c’è niente da fare, sono fatta così.

Torno a casa mestamente e per consolarmi mi sfondo tre etti della caciotta della Paolessi, con un bel bicchierone di vino, mi addormento sognando di correre un 800 in 2’49”. Questa forse era l’ultima della stagione, ora vado in vacanza dalla pista

Tante buone corse a tutti!

50 anni la mia prima maratona

Questo era il titolo dell’articolo  che aveva scritto l’ottimo Mauro l’anno scorso, dopo aver fatto la sua prima maratona …. a cinquant’anni, ai tempi non era nei miei programmi fare una maratona a breve, ma mi sentivo che era un esperienza che prima o poi avrei fatto, ma chissà quando: sciatica, acciacchi vari, non era mai tempo. Poi alla fine mi ritrovo per tre mesi di seguito a correre senza problemi, sarà lo yoga, saranno gli aminoacidi ramificati che ho iniziato a prendere dopo gli allenamenti più intensi. Mi ritrovo a correre la mezza maratona di villa Pamphili con il cappello di babbo natale, tutta bella imbacuccata per il freddo,  mi sento in forma, mi piace l’idea di spararmi quei due giri lunghi, non sento la fatica  e mi dico: ma se non la faccio quest’anno, quando mi ricapita? La decisione resta nel limbo, ma oramai è presa: Angelo e Francesco avevano già deciso di correrla, vedo dal sito che per chi è alla prima esperienza quest’anno si pagano “solo” 50 euro, insomma mi iscrivo. Devo dire che gli allenamenti per la maratona sono stati bellissimi: innanzitutto si corre a un ritmo molto più lento del solito, quindi si fa meno fatica, poi i lunghissimi che si allungano sempre di più li ho fatti quasi sempre in compagnia: Marco, Cristina, Isa e tante altre persone mi hanno accompagnato per pezzi di corsa lunghi o brevi, ci siamo scambiati confidenze, abbiamo scherzato, chiacchierato e corso per Roma a un ritmo tranquillo  macinando chilometri, il tempo volava e io mi vedevo sul mio orologio gps: 25, 28, 30, 34 km. Gli allenamenti in solitaria li ho fatti un po’ più forte ed ero contenta di vedere che il mio fisico reagiva bene. L’unica preoccupazione era trovare le scarpe giuste, ne ho comprate tre paia e non riuscivo a trovarne una che mi evitasse un fastidioso dolore sotto il piede sinistro, opto quindi per il mio vecchio paio di Brooks Launch, con un paio di buchi ai lati, che mi avevano egregiamente fatto correre la Miguel, la Roma Ostia e tutti i lunghissimi senza dolori.

Arriva il 2 aprile, arrivo al Colosseo alle sette e 20, è pieno di transenne e bisogna fare un sacco di strada per arrivare al vero ingresso della maratona, quando finalmente  valico l’ingresso, lì mi sembra quasi di uscire dal mio corpo e di vedermi dall’alto che sto entrando. Questo tipo di sensazione l’ho provata già due volte in occasione di una grossa impresa, riconosco la sensazione, quasi me la aspettavo, mi sento che sto per fare una cosa grande. Parlo poco con le altre persone, vedo Francesco, ci salutiamo, ma poi ognuno va per conto suo. Una mia preoccupazione è fare pipì, cerco di non bere troppo e mi metto in fila per i bagni, ma la fila si sa è sempre lunghissima, quindi quando arrivo in griglia c’è già un muro di gente. Mi piacerebbe mettermi vicino ai palloncini rosa delle quattro ore, cerco di farmi largo tra le persone, ma avanzo di ben poco.

Iniziano le partenze. Il cielo è sempre più nero, si sente lo speaker che chiama il via dei disabili, il via dei top runners, poi i pettorali verdi e infine alle 8,51 tocca all’enorme popolo dei pettorali arancioni, quelli senza tempo di accredito o con un tempo scarsino. Esattamente nel momento in cui si da il via inizia una pioggia a goccioloni grossi che si fa sempre più forte, si va verso sud e il cielo è nerissimo, si sentono i tuoni e l’acqua rende i sanpietrini molto scivolosi. All’altezza del Circo Massimo si pattina, arrivati verso San Paolo ci sono pozzanghere alte venti centimetri. Bisogna stare concentrati e attenti a dove si mettono i piedi, anche perché c’è veramente un sacco di gente che corre nel mio gruppo e al mio passo. Ma forse il meteo di questo tipo non è un grosso handicap: non si soffre il caldo, non si sente la sete e poi la pioggia mi fa sentire più concentrata. Cerco di mantenere un passo regolare, anche se sento che potrei andare più forte, mi impongo di non scostarmi dalla media di 5’40”. Per un oretta poi smette anche di piovere, mi sento molto carica, un gran senso di esaltazione, Roma è mia, sono una persona felice e soddisfatta: ho due figli meravigliosi, un compagno che adoro, un lavoro che mi piace, ho cinquant’anni e sto pure facendo una maratona, ma chi mi può fermare? Per fortuna mentre sono in preda ai miei deliri di onnipotenza uno strano autovelox dentro di me mi impedisce di allungare il passo, quindi rimango costante. Si passa per San Pietro, quartiere Prati, faccio pipì tra le macchine al 23° km, bevo acqua ai rifornimenti imponendomi di fermarmi per evitare che l’acqua mi vada per traverso, arrivo a villa Glori al 29° km che sto ancora benissimo. Lì trovo Marco che mi affianca fino alla fine. Non avevo detto una parola da quando ero uscita di casa e parlando con lui urlo, mi incacchio anche con lui perché non aveva programmato la registrazione della diretta della maratona, sono carica di adrenalina. Saluto mio padre che era venuto a vedermi sul percorso. Al 35° Km le gambe si iniziano a fare pesanti. Non mi ero mai spinta oltre 34° Km, tutto quello che veniva dopo per me era un incognita, ho paura che all’improvviso succeda qualcosa che mi faccia fermare. Sento che faccio più fatica a mantenere il passo, le anche mi fanno male (questo penso sia dovuto al mio modo sbagliato di correre), intorno a me però vedo tanta gente correre scomposta. Per fortuna stavolta Marco non mi cazzia perché non sollevo i piedi, ho il ginocchio rigido ecc., ma mi sprona e mi da sostegno e questo sicuramente mi aiuta. Perdo leggermente terreno rispetto ai palloncini rosa delle quattro ore, so che loro sono partiti circa una quarantina di secondi prima di me, ma non riesco a quantificare quanto sono lontana da loro e io a questo punto VOGLIO arrivare in meno di quattro ore! Il periodo più duro è tra il 36° e il 39°: entriamo dentro il centro, Marco mi incoraggia e mi dice che questa è la parte più bella, che Roma è mia e che sto facendo un impresa grande, ma il mio unico pensiero sono i palloncini rosa. Sul pettorale c’è il nome, nelle vie del centro sento gente che mi dice: dai Marcella!! E io penso: ma chi cacchio è, non lo conosco? Penso che dovevo avere lo sguardo da pazza con gli occhi a palla iniettati di sangue, un po’ mi sento così. Ogni tanto qualcuno attraversa la strada: penso e dico a Marco: se qualcuno mi taglia la strada lo uccido! Verso il 39° cambio passo, accelero, via del Babbuino è stretta ed ha iniziato a diluviare di nuovo, tantissimo, peggio di prima. Inizio a superare un botto di persone, voglio raggiugere i palloncini, a qualunque costo. Intorno a me c’è gente che cammina, qualcuno si butta per terra con i crampi, espressioni di fatica, gente che corre tutta storta. Ma io oramai penso solo a raggiugere i palloncini, i sanpietrini bagnati sono scivolosi, quando posso corro sul marciapiede. Andiamo sotto il traforo, si sbuca in via Nazionale ed è tutta discesa, è fatta! Diluvia sempre di più, si scivola, ma io devo raggiungere i palloncini. Gli ultimi 500 metri li faccio a 4’40”, vedo il grosso arco dell’arrivo con lo sfondo del Colosseo, il timer dice 3ore 58minuti e qualcosa, devo arrivare prima che scocchino le 4 ore. Raggiugo e supero i palloncini rosa mentre il timer dice 3 ore 59’57” mentre il mio orologio gps dice 3 ore 59’22”. Ce l’ho fatta!!!! Ho finito la maratona!!! Mi viene da ridere, da piangere, più da piangere. C’è gente che singhiozza, piove tantissimo e inizio a battere i denti. Mi bevo un gatorade in un sorso solo, la bottiglia si accartoccia risucchiata dalla mia sete. Mi cambio, raggiungo il buon Marco che era fermo da venti minuti sotto la poggia ed è morto di freddo, ho un cambio anche per lui. Per andare al motorino non riesco a camminare, ci mettiamo un sacco, ho le anche bloccate. Alla fine cammino all’indietro con Marco che mi dice la direzione.

Un esperienza unica e bellissima. Il giorno dopo sto miracolosamente bene, andando in ufficio in motorino vedo lo scorcio di via dei fori con dietro il Colosseo, penso all’emozione dell’arrivo, mi parte un brivido per la schiena e mi escono le lacrime.

Ringrazio Marco per le tabelle di allenamento , i consigli e l’incoraggiamento e per tutto quello che mi sta dando, senza di lui questa impresa non l’avrei mai fatta.

Gli Europei Master ad Ancona

Non so dire quando nella mia testa si è insinuata questa idea di partecipare alla gara master europei… forse una volta l’avevo sentito dire da Scozzarella… boh comunque io in vita mia non ero mai neanche entrata in uno stadio indoor né tanto meno avevo partecipato a un campionato europeo. Sapevo però che non potevo partecipare ai campionati italiani di cross e alla Roma Ostia perché dovevo andare in Cina per lavoro e questo un po’ mi rodeva. Un giorno alla Farnesina mi viene voglia di provare l’alto e salto 1,30, a quel punto sento uscire dalla mia bocca: “Allora ci vado!”. Mi iscrivo alla gara dell’alto e dei 1500 che sono lo stesso giorno così torno in giornata. Non sto male a fare i lunghi ma in pista tutte le volte che ho provato a fare delle ripetute veloci mi è venuto un dolore forte allo sciatico e ho dovuto interrompere.

Parto per la Cina e a Pechino corro la mattina presto nei parchi, intorno alla città proibita, a piazza Tienanmen, nelle stradone dei centri commerciali, spesso in mezzo a un sacco di gente; macino chilometri a volte con la mascherina per l’aria inquinata ma sempre piano perché alle sei e mezzo di mattina nun jela posso fa a spingere. Lavoro tanto e dormo poco e quando torno sono talmente stanca e rincoglionita per il jetleg che mi addormento dovunque.

Quando vado in pista a provare dei cinquecento mi sento uno schifo e poi dolore alla sciatica. Provo l’alto e mi sento le gambe come zavorre, non salto neanche 1,20. Penso che dovrei rinunciare. Provo con oki, vitamine, parmigiano, sonno. Sto un po’ meglio, ma di allenamenti veri non se ne parla, corsette piano… comunque giovedi 31 prendo il treno con Juma e andiamo ad Ancona.

Di notte sogno che devo fare uno spettacolo di teatro in cui devo recitare e anche cantare. Ma io non ho mai letto il copione e non so il testo della canzone neanche come inizia, ma si sta per aprire il sipario e io devo entrare. Non ci vuole l’illustrissimo Lucidi a capire che anche il mio inconscio mi dice quanto sono impreparata alla prova che mi aspetta.

La mattina prendiamo l’autobus e arriviamo allo stadio. È bello vedere un fiume di gente che parla tutte le lingue. Mi sento molto felice ed emozionata. Mi compro il completino azzurro dell’Italia e le scarpe chiodate da alto. Mi inizio a scaldare: alle 12,30 ci sono le batterie dei 1500. Alle 11,30 compare l’avviso che le batterie sono state cancellate e che si va direttamente in finale sabato pomeriggio. E mo’? Dovevo tornare la sera stessa col treno, mi tocca pagare altri 92 euro di albergo.

Telefono ai miei che mi tengono Tommaso che mi fanno entrambi un gran cazziatone. Che ci sono andata a fare me ne sto sempre in giro e loro devono badare ai bambini, disapprovano decisamente le mie scelte e mi fanno sentire molto in colpa. Mi viene da piangere sto per decidere di non fare la gara dei 1500 ma meno male che Marco mi sostiene.

Alle 16,20 inizia la gara dell’alto. Ho il magone e la testa un po’ confusa, il pensiero che ho fatto una cazzata a venire e scarsa fiducia nel fatto che avrei superato la quota di ingresso di 1,20. Ho però le mie scarpe da alto nuove e una strizza che tira fuori l’adrenalina. Sono dentro lo stadio. Juma dagli spalti mi fa le foto. Faccio tre salti di prova e salto 1,25. Inizia la gara. Poche atlete partono da 1,20. Salto 1,20 al primo poi 1,25 al secondo e 1,30 al secondo. Provo 1,35 ma sento che non è alla mia portata. Anche altre escono a quella quota. Mi piace l’atmosfera dell’alto. Tra le atlete ci si incita, si danno consigli, si chiacchiera si fa amicizia, stavolta anche in inglese. Con le eliminate ci troviamo sul tappetone dell’asta a cazzeggiare e incitare le atlete rimaste in gara. Bella gara vinta con 1,58 da una slovena davanti a un italiana e una buffissima turca bionda e magrissima che continuava a mettersi e togliersi pantaloni diversi e dopo ogni salto riuscito piangeva. L’alto è una gara di nervi e di testa, mi ha sempre affascinato, ora a vedere e condividere i tic i e rituali delle altre mi sembrava un gran privilegio anche se mi sento un osservatrice esterna e decisamente scarsa. Arrivo ultima ma con dignità, ho fatto il mio personale in gara e sono molto soddisfatta. Penso che se mi allenassi per l’alto potrei fare di meglio, oppure rompermi il menisco e fare decisamente peggio.

Il giorno dopo tocca al 1500. La faccio breve perché ho scritto un poema. Volevo fare 5,50″, mi sarei accontentarta di fare anche un secondo sotto i sei minuti ma ho fatto 6’03”. Dividono la finale in due e io sto nella prima, quella delle più scarse, quasi tutte italiane. Nel box prima di entrare in pista chiacchieriamo e facciamo amicizia. Anche altre sono mamme e lottano per correre contro chi non capisce le loro esigenze. Ci abbracciamo tutte e ci facciamo in bocca al lupo di cuore prima di partire. Poi si parte.

Mi ero fatta dei calcoli sui passaggi ma quando parto non ci capisco più un cacchio. Se non ci fosse il contagiri non avrei idea di quanto manca. La pista rimbalza ed è piccolissima e inclinata in curva. Sto nel gruppetto con altre italiane e ogni tanto ci superiamo a vicenda. Quando arrivo ci rimango un po’ male del tempo ma sono molto contenta per lo spirito con cui io e le altre abbiamo affrontato la competizione. Bellissima esperienza. La vita è una sola e non bisogna lasciarsi sfuggire occasioni e io ‘sto europeo master anche se con scarsissimi risultati l’HO FATTO!!!

Rock & Run

Avevo visto questa gara qualche mese fa e me la ero segnata, mi immaginavo uno scenario di corsa con atleti con magliette dei Clash e degli ACDC e un furgone con casse che seguiva la corsa, mandando musica rock a palla, in realtà di rock c’era solo il titolo (classifica da M. Moretti).

In compenso la gara si articolava nel bellissimo scenario della pineta di castelfusano, con arrivo davanti al mare.

Pochi ma ottimi rifondaroli decidono di aderire: Fabio e Giovanni (che abitano a 50 metri dalla partenza) e Davide, con un’esuberante Cristina, in gran forma e con una gran voglia di correre e che presto darà dei grattacapi alle rifondarole che calcano i vertici del criterium. E’ prevista pioggia, ma noi siamo fiduciosi, Giovanni e Fabio arrivano alla rotonda di Ostia tipo alle otto e mezza, quando ancora c’è il sole. Circa un ora prima dell’inizio della gara si scatena un nubifragio con raffiche di vento che faccio fatica a percorrere la Colombo fino alla fine. Alle nove e mezza ci troviamo tutti e cinque nel bar dello stabilimento Venezia con una sola domanda in testa: “Che cacchio ci siamo venuti a fare ad Ostia e perchè non ce ne siamo rimasti a dormire?”. Altri podisti stazionano nel bar con lo stesso interrogativo in testa. La tormenta a un certo punto si attenua e la voglia di correre ritorna. Dopo dieci minuti siamo tutti con il pettorale a scaldarci.

Con Fabio abbiamo deciso che avremmo fatto la gara insieme facendo 5km a 5′, 5 a 4’50” e gli ultimo 4 a 4’40”. Partiamo tutti insieme con allegria, tranquilli, io un pò scalpito per andare più veloce ma poi più o meno mi metto sul passo giusto. Al primo giro sulla parte di sterrato ci stanno un sacco di pozzanghere, fango, rametti, bisogna fare attenzione a dove metti i piedi. Quando siamo tipo al 4° km sento un urlo seguito da un “CRACK” e vedo che Fabio fa un volo seguito da almeno quattro capriole a terra. Mannaggia, si ferma! Per fortuna però non si è rotto e dopo aver camminato riprenderà a correre, nel tentativo invano di riprendermi. Corro quindi senza pace maker, ma riesco a rispettare abbastanza i tempi previsti. Al secondo giro vedo che sto ancora bene e continuo a riprendere le donne che vedo davanti a me. Noto con soddisfazione che ultimanente reggo molto meglio le distanze più lunghe e arrivo che sono ancora in grado di spingere, forse anche perchè sto imparando a partire più  piano, e quando arrivo non sono moribonda come al solito, ma molto contenta.

Noto poi con soddisfazione che sono prima di categoria (c’è il vantaggio che sono appena diventata MF50), me ne torno quindi molto soddisfatta casa del Novaro con il mio pacco premio pieno di generi alimentari.

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Corsa dei Santi

Ben 12 rifondaroli si sono cimentati ufficialmente nella Corsa dei Santi, più altri probabilmente si sono imbucati, io ho visto “Zed” a poche centinaia di metri dall’arrivo, ma ero talmente rincoglionita che ho realizzato che era lui solo dopo.  Correre per il centro di Roma è senza dubbio un’esperienza appagante, il percorso è bellissimo, per questo ho deciso solo giovedì di provare a iscrivermi, quando le iscrizioni erano chiuse da tempo. Ho mandato una mail e mi hanno autorizzato, quindi domenica mi sono ritrovata a via della Conciliazione, ancora rimbambita per tutto quello che mi ero magnata e bevuta la sera di halloween il giorno prima (ho una tentazione di mandare anche una foto del Novaro col capello stile Noel Gallanger degli Oasis….). Cè un sacco di gente e non vedo gli altri rifondaroli presenti, ma ci sono, tutti a farsi selfie e foto con sfondo cuppolone.  Il via lo da Carl Lewis, ma con tutta quella folla, stretta lì al via non lo vedo, anche se sento lo speaker che ne parla, si parte!  faccio i primi Km a 4’40” che mi sembra una passeggiata pensando di correre molto bene e pensando che alla fine potrò anche allungare. Si passa a piazza Venezia, Colosseo, ma quando iniziamo a salire per via Labicana fino a Santa Maria Maggiore inizio a ricredermi e a soffrire, meno male che a via Nazionale si scende. Sti 10.000 comunque il mio corpo si rifiuta proprio di farli per bene e la seconda parte della gara è un agonia, soprattutto gli ultimi 2 Km. Quando sono a via della Conciliazione il cuppolone mi sembra vicino, ma non si arriva mai e poi hanno messo tre archi che ingannano, l’arrivo è l’ultimo. Comunque arrivo e mi sento talmente stordita dalla gara che mi dimentico completamente dove ho parcheggiato la macchina e ci metto un ora a ritrovarla…

Trofeo di Caracalla

Cercavo una gara in pista prima che finisse la stagione, ora che non ho acciacchi, un 800, un 1500, ma niente… finchè mercoledì vedo che c’è un trofeo giovanile a Caracalla, aperto anche alle categorie senior e master. Ultima gara in pista della stagione. Distanze 500 e 2000. Mercoledì faccio una bella scaletta in pista insieme al prof. Lucidi, mi sento bene e decido che non posso mancare. Anche Giovanni Salvatori si fa tentare dalla voglia di fare un 2000 e io mi porto Juma e Tommaso.

Stavolta iniziano i bambini

Tommaso fa un ottimo 400 (1’36”) con molta grinta, e poi il vortex (su questo potrebbe migliorare). Juma fa un 400 strepitoso. Si mette dietro al primo e lo controlla, poi a 250m lo affianca, lo supera in curva e fa un allungo della madonna chiudendo in 1’06”. Poi fa un ottimo lungo, mentre io mi metto le chiodate e mi scaldo.

Poi tocca a me. Iscritte in 5; quattro pischelle (1997) e io. Le pischelle mi chiedono anche che tempi ho, e io che un 500 non l’ho mai fatto dico che il mio obiettivo è fare 1’40”.

Ho paura di partire troppo forte e di beccare della botta di acido lattico agli ultimi 100 metri, quindi quando vedo 17″ ai cento rallento un pò, ma sento che spingo bene (ovviamente per le mie possibilità) fino alla fine. Sono ultima, ma vicina alla diciottenne davanti a me. Concludo molto soddisfatta in 1’39″08, con la sensazione che avrei potuto reggere per altri 100 metri. Mannaggia che non posso fare un altra gara in pista!

Poi parte Giovanni. Anche nella sua gara tanti ragazzini. Bisognerebbe non vederli, ma lui li vede e fa il primo 400 a 3’20”, un pò lo paga ma tiene botta e conclude con un ottimo tempo (classifiche).

Corri con le scarpe nuove ma porta le vecchie

Sono molto affezionata a questa corsa organizzata dai Leprotti di villa Ada (classifica), perchè è stata la mia prima (dell’età adulta) e anche la prima per Juma e Tommaso. Ci ho portato Juma cucciolo appena iscritto a RP mentre ero incinta di Tommaso e da allora abbiamo partecipato tutti gli anni. Juma ha sempre fatto ottime prestazioni, Tommaso ha partecipato prima nel passeggino, poi nel marsupio, poi piano piano manina nella manina con me, fino a correre da solo tutto il giro del laghetto, ogni anno più forte. Nel 2010 ho partecipato anche io la mia prima corsa, e dopo per una settimana non riuscivo ad alzarmi dalla sedia per quanto mi faceva male tutto, non sapevo che di li a poco mi sarei intrippata in questo modo….

Quest’anno per i grandi di presenti sono: Marco (che si è fatto male alla staffetta e quindi decide di correre piano, cioè con me), l’ottimo prof. Lucidi, il sempre presente Capizzi e Marco Mola. Per le donne, oltre la sottoscritta: Maria Teresa e Alessandra Chiappini, che indossa un abbigliamento da alta montagna (dice che ha freddo, mah) e poi niente popò di meno che Alessandra Bizzarri, in ottima forma dopo la neo-maternità. Faccio la gara con Marco e Fabio e per tutto il tempo penso che voglio raggiungere una davanti a me che penso sia terza (poi scopro che è quarta). Quando manca poco più di un Km mi sento un fiato femminile alle spalle, è Alessandra! Sono ancora concentrata nel tentativo di raggiungere la terza e allungo, ma non je la faccio a riprenderla e quando sto quasi per arrivare, ecco che la Bizzarri con il suo sprint irresistibile mi infila un allungo e taglia prima di me. Ci rimango un pò male anche perchè è la quarta volta (la terza solo in questo mese) che qualcuna mi infila un allungo e mi supera mentre sto per tagliare il traguardo sul laghetto di villa Ada. Ma sono contenta che Alessandra sia ritornata alle gare: Ale, mò facciamo le corri per il verde e le staffette! vero? Hasta il movimento feminino rifondarolo!

What's in her mind? Cumulonimbus? Thor's hammer?
What’s in her mind? Cumulonimbus? Thor’s hammer?

Poi tocca ai bambini. Juma fa una gara splendida: rimane tatticamente dietro al primo e quando mancano 150 metri all’arrivo gli infila un allungo e gli da 50 metri, sono molto orgogliosa quando lo vedo arrivare! Tommaso nella sua catergoria (c’è anche la figlia della sua maestra!) parte fortissimo, troppo forte, a 150 metri dall’arrivo è terzo ma moribondo, ma ce la mette tutta e arriva quarto o quinto,  è stato bravissimo! Juma becca una bellissima coppa come primo del 2004 e Totò ci rimane un pò male, ma l’anno prossimo andrà ancora meglio.

Il Trail di Villa Ada

Qui di seguito da parte di Marcella la cronaca sensoriale del Trail di Villa Ada, penultima tappa del Criterium di RP.

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Se non puoi correre… lancia!

Alla gara di staffetta mi sono fatta male, è da un mese e mezzo che non posso correre e la cosa mi pesa assai. Un giorno presa da una improvvisa e irrefrenabile voglia di correre ho corso mezz’ora piano e poi ho zoppicato per una settimana, ho capito che devo essere paziente ancora, non trovo tempo per  nuotare, che faccio? Ho preso ad andare in palestra al Rosi a fare pesi e tante braccia (con scarsissimi risultati però). Visto che di gareggiare con l’alto ancora non se ne parla, decido che farò il giavellotto. Venerdì prima della gara faccio una “lezione” con Claudia Tavelli, un energica martellista con cui avevo fatto un’altra lezione a ottobre.
Il giavellotto è proprio bello, molta tecnica, se lo fai bene il movimento è molto elegante e la lancia prende una bellissima traiettoria curvilinea per conficcarsi con la giusta angolazione nel terreno. Ma se sbagli anche una piccola cosa, tipo non fai passare il braccio destro sulla verticale o se miri col sinistro troppo in alto, o se rimani sbilanciata troppo avanti con la gamba mentre lasci l’attrezzo, vedi il giavellotto innalzarsi troppo e ad un certo punto cadere miseramente di piatto o sbilenco sul prato e fai un bel nullo.
Con la maestra al fianco che mi correggeva agli errori ero riuscita a fare dei lanci decenti di una ventina di metri, lasciando il giavellotto ben infilzato nel terreno, questo mi ha dato molta soddisfazione.
Giorno della gara, vado in piscina e nuoto fino a un ora prima della gara, poi mi metto il completino RP e arrivo con i capelli ancora bagnati alla Farnesina.
Una quindicina di persone in gara, alcune molto alterate, ce ne sono un paio che sbraitano e inveiscono contro i giudici ad ogni lancio. Altre decisamente improvvisate (una non riesce ad andare oltre la misura di cinque metri), nella pedana a fianco la gara dell’alto e lì rosico veramente tanto perchè mi piacerebbe un sacco gareggiare anche io (a luglio lo faccio però).
Faccio tre nulli e un misero 16,26, non riesco a capire cosa sbaglio, ma non lancio come nelle prove. Comunque mi diverto e prenderò qualche altra lezione, per metterci anche la rincorsa e  correggere gli errori.
Vedo poi che anche Ugo ha gareggiato sabato nei 1500, caspita che tempo (classifiche)!
Rifondaroli, a luglio ci sono i master regionali individuali, non mancate!

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