Tutti gli articoli di Paola Paolessi

Paola Paolessi, detta “La Secca” o “Vipera berus” è una cittadina del mondo. Nata e cresciuta nelle borgate romane ha fondato e suonato nel gruppo dei Floema, band punkrockblues psichedelica. Laureata in Scienze naturali e podista di buona lena, ha svolto alcuni tra i mestieri più belli tra cui la Guida Ambientale Escursionistica, il Guardiaparco, la Naturalista, l’Insegnante, l’Istruttrice di Atletica Leggera. E’ la mamma di Lara.

Refundacion Social Club alla Corsa di Miguel

Ma quanti Rifondaroli oggi alla Corsa di Miguel! Eppur non sono mancate le defezioni dell’ultima ora causa malanni, acciacchi e postumi da sindrome influenzale, saremmo stati ancora di più, ma chi non era presente con le gambe lo era di certo con il cuore.

Tra le affollatissime corse romane, che in genere rifuggo, questa di Miguel cerco di non farmela mai mancare. E’ una corsa speciale di cui ho già detto in varie occasioni, che merita di essere corsa, in scioltezza, mentre Roma ti scorre via velocemente, tra la musica e gli alti platani del lungotevere. Poi, sul finale (e che vuoi di più?) si entra nell’Olimpico, che, possiamo fare certo mille critiche ad esso e a ciò che c’è dietro, ma fa sempre la sua porca figura.

Dal tunnel si torna al nostro familiare Stadio dei Marmi, anche luogo di partenza e di ritrovo, allestito per l’occasione a villaggio, finalmente, per una volta, destinato agli atleti (in genere ci fanno di tutto, qua dentro e spesso non riguarda l’atletica).

Dunque, per non far scadere la presente cronaca nei toni polemici che mi contraddistinguono (da cui Vipera berus, presumo), infatti tendo ad essere un po’ scassab… ehm, “leggermente critica” sia da ferma che in corsa, vorrei riportare la narrazione su aspetti più ameni, dipingendo brevi pennellate che particolarmente hanno attratto la mia attenzione questa mattina.

Un Novaro decisamente vintage, con una felpa rifondarola del 1998, nel suo perfetto stile retrò. Un grande Ruben, su una 10 km in 44 minuti, degno rappresentante dei Lichtner-Paolucci e speranza dell’atletica rifondarola di lunga distanza. Un Lord Nulli che si fa fregare in volata dal Capizi ma che poi lo batte nell’Official Time (che signore!). Ugo in grande spolvero, primo di categoria. Il grande ritorno di Valentina. Giovanni R. che ci pensa correndo a Villa Ada. Giuga e Gianuario fenomenali. Alice 7° di categoria. Boattini che scende sotto l’ora (o almeno, lo crede… e lasciamoglielo credere!). Un meraviglioso arrivo delle ragazze e dei ragazzi di ogni età nella non competitiva. Scialbe le prestazioni di alcuni, di cui non starò a mettere il dito nella piaga, per pietà. Hanno accampato la scusa dell’influenza o di una maratona da preparare….

Scherzi a parte una bella giornata di corsa con un tempo eccellente, da fare il personale. Peccato che il percorso cambi spesso di anno in anno e non è facile fare confronti. La sottoscritta? Sono soddisfatta, sebbene a pochi secondi da Cristina, prima delle donne rifondarole, complimenti a lei, ma undicesima di categoria con un tempo discreto che mi ha lasciato l’energia per una corsetta di una mezz’ora di defaticamento post gara sulla ciclabile del Tevere insieme alla mia archeologa preferita, Camilla, che con tanta pazienza (doveva chiamarsi pa(zie)nzieri!) ha sopportato una logorroica vecchia vipera, sempre più rimbambita nella sua illogica iperattività.

Detto questo chiuderei, ma prima un piccolo cameo da regalare a tutti i compagni di squadra, soprattutto alle donne, costrette più dei maschi a frequentare i famigerati cessi chimici in prossimità delle partenze, vedi la povera Susanna. Chi è schizzignoso (come cavolo si scrive, ‘sta parola), può anche chiudere qui e, Andy War, non provi a censurarmi l’articolo!

Ebbene ho scoperto, ai lati del WC, dei ripiani che possono essere tranquillamente utilizzati per salirci sopra con i piedi. Ed ecco qua un bel gabinetto alla turca!

Distinti Saluti

Sempre vostra, Vipera berus.

N.d.R. le foto dei ragazzi le trovate in questa pagina.

La Valchiria sulla neve (per tacer del Sardo)

Quest’anno lo Snow Trail dei Monti Simbruini si preannuncia caldo e sciroccoso. (Si può dire? Boooh).

Mi avvio da Palombara pensando di trovare sul posto 3 dei nostri,  Pierluke Gayhopper, Roberto detto il Sardo e Alessandra la Valchiria. Il primo non si presenta, il secondo si presenta vestito quasi in tenuta primaverile, forse pensando di essere sulla spiaggia di Cala Gonone, la terza, neanche fosse la regina delle nevi,  giunge attrezzata per una spedizione documentaristica in Himalaya, con tanto di ramponi, webcam, abbigliamento termico da alta quota. Come al solito fa la sua porca figura. Io che arrivo in altezza  allo stacco di una sua coscia sono un po’ intimorita, al traguardo mi staccherà in volata di ben 10 metri. Comunque la gara è sempre duretta, non c’è che dire. Caldo si, rispetto ai meno 15 dello scorso anno, ma la neve trasformata della serie ci corro sopra manonsocosacitrovosotto è infingarda. Parto subito acida, come il mio solito. Sul single track in salita, dove tutti si incolonnano camminando,  incomincio a strillare che non è una passeggiata, bensì una corsa e che i camminatori si spostino e che vadano a fare una passeggiata tra la neve, ecc ecc… Mi faccio dunque subito riconoscere tant’è che qualcuno commenta con  “La signora c’ha fretta…”, e qualcun altro prova durante il percorso ad arpionarmi con i bastoncini. Tra salite e discese, all’ultimo anche divertendomi, arrivo al traguardo. Nel complimentarmi con gli ex colleghi guardiaparco per l’ottima riuscita della manifestazione, esprimo le mie rimostranze per non essere stata premiata. Troppo vecchia per arrivare al podio! Ma come non contemplare, il 7 gennaio, un  premio speciale per l’aiutante della Befana?

Blitzkrieg Bopclassic

Sono alla partenza della Boclassic nella mia casacca sociale da sera, rigorosamente in lungo, nera con scritta argento, quella per le grandi occasioni e per il grande freddo. In realtà sembra quasi una giornata primaverile qui a Bolzano. Ma andiamo per ordine. Tutto è cominciato alcuni mesi fa quando mi sono iscritta per l’ennesima volta a questa gara nella prospettiva di venire su con tutta la famiglia per sciare poi in Val Pusteria. Fatto sta che Corrado si è azzoppato durante una partita di pallavolo e quindi la vacanza (?) sulla neve inevitabilmente salta. Io decido di partecipare comunque alla Boclassic, prestigiosa gara podistica di San Silvestro, in una massacrante 36 ore Roma Bolzano Roma di viaggio in pullman con gara in mezzo. Riesco ad organizzare la trasferta trovando anche il tempo di fare una capatina a Trento dai miei amici Carmen e Giuseppe.  Parto il 30 dicembre, alle 22,45 di notte, da stazione Tiburtina e dopo questo viaggio in una specie di carro merci relegata in un infimo spazio dove riesco a malapena a riposare, mi ritrovo in una Bolzano deserta alle 8:00 di mattina unico essere vivente appartenente al regno animale nel raggio di un km. Sono la prima tra gli atleti giunti sul luogo del ritrovo e gli organizzatori mi guardano sbalorditi: sanno che vengo da Roma e quindi si mettono a ridere vedendomi nella mia giacca rossa rifondarola, con l’aria stravolta di una che ha passato la notte quasi in bianco. La gara dei master a cui partecipo parte alle 13:00, nel frattempo potrei fare altre mille cose, per esempio andare a vedere i mercatini di Natale ma non sono nata per essere turista, quindi mi rendo disponibile presso l’organizzazione preparando i pacchi gara per le categorie giovanili e scaricando casse su casse di mele. Faccio pure un video promozionale per la RAI sulla classica di Bolzano. Verso le 12:00 inizio il riscaldamento, lungo e lento, come il mio solito, nelle vie del centro e  nei pressi del fiume Talvera. Ora eccomi qua, sulla linea di partenza. Obiettivo: non farmi doppiare, come direbbe il saggio Ugo, visto che la corsa prevede 4 giri del centro da 1,250 km. Parto nelle retrovie e vado in progressione, supero tante persone ma so che non arriverò certo tra le prime, qui la qualità é elevata. Durante il percorso di gara c’è anche un tizio che fa il tifo per me e ogni volta che passo mi incoraggia dicendo: Forza Paola dai che vai forte ! Mi monto un po’ la testa, ridimensionandomi quando vengo superata da un tipo con i pantaloni alla zuava vestito da tirolese che corre come un treno! Al termine faccio un tempo discreto, anche considerate le condizioni… neanche mi cambio e scappo alla stazione per prendere al volo un treno per Trento, in cerca di un sorriso, come diceva la canzone dei Gang, che mi regaleranno all’uscita della stazione, gli amici Carmen e Giuseppe. Dopo il cenone di capodanno, anticipato alle 16 di pomeriggio, riprendo il pullman per Roma. Saró all’incirca a Roncobilaccio, a mezzanotte, quando festeggerò, magari con l’autista, il nuovo anno che verrà!

Correre verde… con i polmoni in fiamme!

Prologo

Se mi avessero detto che sarei arrivata alla fine di queste 5 tappe tutta intera fisicamente e mentalmente non l’avrei creduto. A dire il vero avrei anche provato a sottrarmi alla staffetta finale, rischiando nella migliore delle ipotesi una ginocchiata sulle gengive dalla Direttrice, ormai signora indiscussa di rotelle metriche, nastri bicolori, paletti aguzzi e trattati, terrore di giudici di gara, capitana di una scalcinata ma efficientissima banda di piantatori e tracciatori famosi in tutta l’urbe e la periferia di Roma Metropolitana. Questa lunga vicenda è cominciata alcuni mesi fa, quando ebbe inizio l’edizione 2017 della Corri per il Verde, la campestre più longeva del Centro Italia, fiore all’occhiello della Uisp Roma. Le quattro tappe in formato diciamo “standard” hanno avuto luogo presso 4 splendide location, gioielli archeo naturalistici che se ce li avessero in Scandinavia sarebbero già patrimonio dell’UNESCO.

Riscaldamento

La quinta gara diciamo “extra” è una staffetta 10×1000 che coinvolge master e atleti giovanili e riporta la carovana dei crossisti alla Riserva Naturale dell’Aniene, in una fredda e fangosa mattina di dicembre, come ogni buon cross vuole. Il ritrovo dei compagni di squadra rifondarola è alle 10:00, tuttavia io, Vipera berus quale sono, animale a sangue freddo invasivo di habitat rupestri, ma a tratti schivo e scontroso, mi cimento in un lunghissimo riscaldamento meccanico, per ovviare all’inefficiente e dispendioso processo termoregolatorio del rettile che è in me. Una pietosa Camilla decide di accompagnarmi nel lungo e gelido tracciato, sulla ripa limacciosa del torbido e inquinato (perciò tanto tanto incazzato) fiume Aniene, la cui trasparenza e i riflessi azzurri cobalto presenti molto più a monte sono ormai solo un ricordo. In quel mentre, il resto della squadra dispone le frazioni pronte per la gara. Durante il percorso non mancano numerose amenità come lo splendido Ponte Vecchio nel cuore di Montesacro, luogo ricolmo di storia sia romana che personale. Dopo un breve ripasso sulle tecniche murarie romane a Cementizio magistralmente illustrate dalla mia compagna archeopodista, insieme rimembranti nostalgicamente la storica bottega del saldatore Scascitelli, la cui saracinesca è ormai abbassata da tempo e il rudere della strega che tanto mi affascinava  da bambina, ritorniamo sui nostri passi, per andarci a schierare con gli altri, nella zona cambio del fatidico mille.

I polmoni che bruciano

Il 1000 non è la mia gara ma s’ha da fa’. Sulla linea di partenza i primi frazionisti attendono il via. Neanche lo sparo e si delineano già le posizioni con la prima squadra rifondarola ai primi posti. Le staffette sono formate da frazionisti di varie categorie, a partire dai ragazzi fino ai “veci” come me. In quanto “vecia” over cinquanta vado al penultimo cambio, ricevo il testimone da un determinatissimo Simone e non posso non dare il massimo, con la consapevolezza che non c’è molto tempo-spazio per recuperare. Mi sforzo per limitare i danni e perdo una posizione che riguadagna il grande Stefano, ultimo frazionista. Più non potevo fare, al cambio mi brucia tutto, tra aria fredda e stress da fatica ci si mette come prevedibile una tosse della miseria.

Verde (rosso) rifondarolo

Si preparano le categorie giovanili. Bellissimi i nostri nella loro casacca sociale verde. La tensione (e la tosse) si scioglie. Avverto la soddisfazione di vedere tutte queste persone di ogni età correre insieme passandosi un pezzo di alluminio colorato su un bellissimo Prato di fine autunno. Il grande Pero Patriarca, ci guarda parzialmente spoglio. Le foglie ovali e rossastre giacciono ai suoi piedi ormai prive della verde clorofilla e, compensando in un trionfo di antociani, xantofille e carotenoidi, scricchiolano sotto i nostri piedi.

Infine ci sono le Premiazioni: sarebbe bello poter premiare tutti, perché di tutti, nessuno escluso, è il traguardo raggiunto e tutti i partecipanti sono protagonisti di questa lunga corsa liberatoria lanciata verso la riappropriazione degli spazi verdi, dei fiumi devastati dall’inquinamento e degli angoli dimenticati della nostra città.

Mai abbastanza

Dopo aver smontato tutto (come al solito siamo sempre gli ultimi ad andare via) con la direttrice ci si abbraccia come due reduci di guerra. Con Gabriele si mima l’ormai rituale gesto di spunta, pur sapendo che a una fatica completata, seppur una bella e soddisfacente fatica, ce ne aspettano subito mille altre. “Mi raccomando: dritta a casa”, dice chi mi conosce bene e sa che la strada di ritorno a Palombara è lunga e potrei perdermi come il solito tra campi e boschi, mai sazia di cieli sopra la testa, con l’orrore di chiudermi tra quattro mura. Infatti, appena dopo pochi chilometri, costeggio con la macchina i bei prati verdi della Marcigliana, un posto dove non abbiamo ancora fatto una Corri per il Verde. E’ il luogo dove da piccola ricordo di aver raccolto le mie prime margherite. Un attimo, devo scendere dall’auto e, con la scusa del defaticamento,  mi infilo i guanti e corro, corro…

Rust never sleeps

Per parafrasare il grande vecchio Neil: La ruggiune non dorme mai! E se l’arrugginita sono io ecco che dopo un lungo weekend di fatiche e bagordi, mi accingo a disputare la quarta tappa della Corri per il Verde con appena tre ore di sonno. Ma andiamo per ordine.

Venerdì 8 dicembre: Natalina. Corsa su strada per Master e su pista per il settore giovanile. Ottima prova dei giovani rifondaroli palombaresi. Senza pretese, ma neanche da buttare, la prestazione della vipera, reduce da una settimana di intenso lavoro aerobico e muscolare, soprattutto legato alla salita sull’innevata vetta del Monte Pellecchia, nei pressi di Monteflavio a cui aggiungo una caduta dalla parete di arrampicata nel muro di casa.

Sabato 9 dicembre: allenamento mattiniero nei pressi di Stazzano. A seguire: allenamenti alla Farnesina. A seguire: tracciatura percorso nella Villa dei Quintili. La mitica Camilla mi ha rammentato la triste storia dei fratelli di nobile stirpe romana, che ebbero l’ardire di creare una villa più bella e prestigiosa addirittura dell’Imperatore Commodo in persona… e non vi dico come andò a finire… A seguire: mitico concerto al Forte Prenestino degli Ombra, Franti, Roseluxx, insomma il meglio del meglio dello scenario musicale alternativo (mi perdonino il termine) e hardcore italiano. Rimbocco a casa alle 4 circa (è l’alba, quasi), tempo di chiudere gli occhi ed è già…

Domenica 10 dicembre: Corri per il Verde alla Villa dei Quintili! Grande prova rifondarola in cui spiccano tra le altre, le prestazioni del “mulo sardo” Serra (meglio non dire nulla per non turbarne l’equilibrio precario), il ritorno del “Maestro” (Enzino) e del figluol prodigo “Vastinho” e la stirpe dei fratelli Buendias (Tata, Simone e Jo). Io prendo una clamorosa sveglia dalle compagne di squadra nonostante in apparenza mi sentissi in splendida forma (ma solo in apparenza). Ma d’altronde come dal torto al Presidente, ai margini del circuito di gara: di notte leoni, di giorno… Comunque tengo botta. Poi ci sono le categorie giovanili (sempre grandissime) e non è finita. Pomeriggio salgo di corsa al convegno al Castello Savelli di Palombara Sabina, dove una delegazione del paese polacco di Ostròw Lubelski, vuole sapere tutto della nostra scuola di atletica. Tornando giù di corsa becco un vento freddo che, manco il flood americano e manca poco a spazzarmi via ed ora eccomi qui ancora a scribacchiare questo articolo, per punirvi affettuosamente con tutte ‘ste chiacchiere serali, ma soprattutto per il mio modo compulsivo di affrontare la vita di tutti i giorni!

Tutto ciò anche quale premessa per introdurre, in calce, le riflessioni emerse a seguito di questa poderosa ma “routinica” tre giorni di fuoco.

La seconda generazione

Ecco qui il nostro settore giovanile (vedi foto della quarta tappa alla Villa dei Quintili). Di nuovo alle prese con mille corse: su strada, su pista, su terreno, su zolle erbose. Ormai è così, non è più solo la nostra corsa e la nostra storia ma anche e soprattutto quella dei nostri figli, non sono i nostri figli genetici ma anche tutti quei figli, fratelli, sorelle e amici che per qualche ragione e alchimia hanno raccolto il testimone dei vecchi rifondaroli e condividono quel percorso ormai tracciato più di vent’anni or sono. Mi chiedo se sia solo una casualità il fatto di essere diventati quello che siamo, di stare bene insieme, di condividere in modo così naturale e spontaneo questo progetto, che sembra contagiare chi incuriosito si avvicina e si lega a Rifondazione Podistica. Secondo la mia modestissima e sempre dubitativa opinione, ritengo che alla base di tutto ci sia una comunanza nel considerare lo sport un importante strumento e mezzo nella vita di ognuno per la  Liberazione della mente e del corpo, un catalizzatore di legami affettivi, di atteggiamenti cooperativi, di pensieri e gesti creativi, di interazioni e inclusioni tra persone, con e nella natura. Non vedo certo tra noi un approccio allo sport competitivo militaresco e ordinato per un ordine fine a se stesso (provate a contraddirmi e ve ne faccio pentire amaramente!). Oggi pomeriggio, al termine della Corri per il Verde, ho presentato brevemente in un piccolo convegno al Castello Savelli di Palombara Sabina, su richiesta del Comune stesso, la nostra società, principalmente chi siamo e quali sono i nostri obiettivi e attività con bambini e ragazzi, ai rappresentanti di un paese Polacco, Ostròw Lubelski. In tale occasione ho percepito la motivazione che spinge me e i miei compagni di avventura a portare avanti, a volte anche con grande fatica ma sempre con grande convinzione ed entusiasmo questo progetto e non si tratta solo di piantare qualche palo e tirare qualche nastro, ma molto, molto di più. In queste quattro tappe della Corri per il Verde bambini e ragazzi hanno dato il meglio in termini di impegno ma soprattutto hanno espresso tutta la loro voglia di muoversi in libertà in modo creativo e collaborativo, nello spirito del tutti per uno e uno per tutti. Tutti si sono sempre incoraggiati a vicenda, correndo da un nastro all’altro e gridando parole di incoraggiamento e incitamento verso tutti coloro impegnati nella corsa, da più piccolo al più grande, dal primo all’ultimo, indistintamente, rinfrancandomi come sempre dalla stanchezza e dalle poche ore di sonno a fronte delle tante veglie da dedicare alle tante passioni, tra cui la scuola, lo sport, la natura e la musica. Se volevate una cronaca di questi ultimi eventi più tecnica o più derisoria, eccovi scontentati. Ci sarà sempre un Prof. Capizi “con la puzza sotto il naso”, pronto a bacchettarmi, ma che volete, anche questo fa parte del bello della nostra squadra! Ehi ehi my my rock’n’roll will never die!

It’s only cementizio but I like it!

Corri per il Verde (classifiche terza tappa). Questa volta tocca al porto di Traiano, regno incontrastato di Camilla e Giovanni, I nostri archeopodolici preferiti! Ma la banda è molto più numerosa, tra bambini, ragazzi e adulti siamo tanti, una bella onda verde tra opus reticulata, tubuli, porterule e cementizio. Quest’ultimo si è fatto sentire soprattutto ieri, nell’atto di tracciare il percorso, i nostri piantatori hanno dovuto tribolare per affondare gli stessi nel suolo di quello che fu l’antico Porto. Alla faccia del mare! Eh si, perché la nostra esperta ieri ci ha fatto notare che laddove ora c’è un bel prato inframmezzato da arbusteti e boscaglia, un tempo c’era il mare, poi il Tevere (ci troviamo nei pressi della sua foce) ha creato un deposito alluvionale, tra le antiche rovine dei moli , dei magazzini e delle terme imperiali ed è proprio lì che si snoda il percorso di gara.

Sono due giorni che pascolo in questo habitat così ameno e intriso di storia che quasi quasi divento parte di esso, come un piccolo elfo dei boschi, collega di Pan e amica di Bacco… mi trovo pure un buco in un albero cavo e penso che forse avrei fatto bene a dormirci la notte, visto che da ieri mattina, tra gara di orienteering, tracciatura percorso ieri e corri per il verde oggi ho passato parecchio tempo qui e che tra km a piedi e quelli con la macchina ne avrò fatti minimo 300!

Ma che piacere e che soddisfazione correre in luoghi come questi! L’articolatissimo percorso, filante su prati e sentieri, si è addentrato tra i colonnati e tra la vegetazione rupestre, tanto minacciosa per gli archeologi, quanto affascinante per i profani e quante specie significative: ferule, acanti, lecci e farnetti, tamerici, ipomee e lentischi… sembrava di veder vivere un’incisione dell’Ashby o un capitello Corinzio…

Bando agli aspetti bucolici passiamo a quelli tecnici. Nel sabato pregara sembra che qualcuno si sia dedicato ai baccanali, senza offrire. Dateve ‘na regolata: alla prossima campestre propongo un test con l’etilometro alla partenza con conseguente sottrazione di 10 punti criterium ai positivi ( e  meno 20 a chi non offre).

Serra, davanti a tutti i nostri master uomini, sembrava pulito, anche se , gira voce, nel vino cannonau ci sia cascato dentro da piccolo!

Nel complesso il settore maschile, nonostante i bagordi, sembra in forte ripresa, trascinati da Capitan Ugo, i rifondaroli hanno dato forte con un Serra in grande spolvero e un Novaro ringiovanito di dieci anni.

Per quanto riguarda le pulzelle, grande performance del trio Ursi-Vignola-Ioele: le ho viste passare il traguardo davanti a me nonostante le avessi nel mirino, ma nulla ha potuto la mia tigna viperesca, anche se poco c’è mancato a mordere le chiappe di Marcella… Ottima la prestazione di Camilla, anfant du pais, di Alessandra, per non parlare della super Benedetta, ormai grande speranza del settore femminile rifondarolo. Brave tutte le donne, in questa giornata di sensibilizzazione e contro la violenza sulle stesse.

I bambini e i ragazzi del settore giovanile, ai quali si aggiungono ormai da tempo i giovani atleti rifondaroli palombaresi, sono quelli che sollecitano di più le nostre emozioni: si riscaldano, corrono, giocano e fanno un tifo sfegatato, sostenuti dagli istruttori e dall’occhio vigile della Direttrice e dal nostro Presidente operaio, di cui non posso ora tessere le lodi perché potrebbero essere scambiate per bieca campagna elettorale… quindi che dire: ci vediamo tutti mercoledì per l’assemblea annuale! (scusate la rima).

Le nozze con i fichi secchi

Allora…

La gara vicino casa, non può essere ignorata e quindi… quel “mai più” detto e ridetto, viene presto dimenticato. Sotto casa del Lord Nothing viene disputata questa edizione (la prima?) di Monterotondo Run, gara che raccoglie numerosi atleti dell’Interland e di Roma, praticamente tutti quelli che non hanno voglia di partecipare alla mezza di Fiumicino. C’è anche una non competitiva di 5 km, in cui si cimenta il piccolo Lord Jack Nothing (secondo assoluto) e le donzelle Alice e Lara, ormai proiettate su corse di lunga distanza.

C’è anche un giovane atleta di RP giovanile palombarese, Valerio, che, nonostante la giovane età, sta dando prova di grande impegno su questo genere di lunghezze.

Il Lord e io ci predisponiamo per la 10 km. Si tratta di una gara pianeggiante, veloce, due giri nello scalo monterotondese. Al termine di una discreta prova, considerate le condizioni di base, ci avviamo al ristoro e alle premiazioni. Che se ne dica della vipera, non che si corra per i premi né tanto meno per il ristoro. Da brava ortoressica quale sono, mi guardo bene di abboffarmi all’arrivo, tanto meno il Lord dal pie’ gentile non va di certo a mescolarsi con l’orda dei buiaccari in una caccia selvaggia al premio di categoria o al fagotto ristoro o pacco gara in gadget o premi in natura. Ma vero è che, seppur un uomo di stile quale è il Lord, che mai esprimerebbe commenti sulla qualità del cibo e del pacco gara, tantomeno del premio, una vipera quale sono potrà ben fare un piccolo commento in merito a siffatta organizzazione: una “pulciarata”! Niente pacco gara (neanche per la non competitiva), un rinfresco penoso a acqua, chinotto e crostata industriale, disparità di trattamento tra maschi e femmine (tutte premiate, ma attenzione: che premi!). Per carità va bene così, però la prossima volta, cari organizzatori, prima di declamare queste tanto decantate nozze, non offriamo solo i fichi secchi!

Trail di Villa Ada: grande prova del Settore Femminile (e non solo, va’…)

La squadra c’è e si vede. Siamo decisamente pronte per i prossimi impegni, dalla Maratona a Staffetta, Trofeo Mimmo di Biagio a Villa Borghese alle successive Corri per il Verde.

Prima fra tutte, a Villa Ada, una fortissima Isa, si piazza terza assoluta, davanti ad atlete di casa che conoscono la villa come il palmo della loro mano e a specialiste del trail. Non male Marcella, nonostante i postumi influenzali e tante gare in pista alle spalle di tutt’altro genere. Buona anche la prova di Cristiana, nonostante le gambe affaticate da una lunga pedalata precedente alla gara con un certo signor Mica. Sempre ottima la prova di Camilla, che nonostante  le poche sedute di allenamento alle spalle, dimostra di saper reggere alla grande i 13 km di gara. Ma con un coach come Giovanni, come non potrebbe essere altrimenti? Anche Susanna fa la sua bella figura cimentandosi  in un trail che tecnicamente non ha niente da invidiare a quelli di montagna. La Vipera berus si difende bene in un terreno che non è il suo. Utile il gioco di squadra con Cristiana, con la quale ci si alterna nei saliscendi e si lavora per recuperare preziose posizioni. Con il solito savoire faire, insulta i partecipanti lungo il percorso, in particolare un certo Lucidi, che spesso le intralcia la strada e che poi (che fortuna con la C maiuscola) vince pure le scarpe a estrazione. Al guado di un fiumiciattolo, dopo aver ricevuto la precedenza da un gentilissimo Gentili, sgomita tanto da far cadere qualcuno in acqua, ma che volete… la gara è gara!

Per quanto riguarda il settore maschile, uno scontatissimo Peppe, si piazza nelle prime posizioni, facendo valere anni di esperienza di corsa in villa e la sua naturale propensione per i trail. Poi c’è da segnalare la presenza di Lord Nothing, giusto per la nobiltà del suo nobilissimo piede, che a prescindere dal risultato, si degna di calcare i suoli villa densi. Fuori gara un Ruben in bicicletta viene benevolmente a presenziare in vece della Direttrice, giustificata per l’influenza e del Presidente, non giustificato! A seguire tutta una marmaglia di loschi individui: dai fratelli Ricci a quelli Dalton (Gentili e Ammazzatutto), dal perfido Novather al mistico Pierluke Skywalker, che la forza sia con lui e con il suo spirito (alla prossima però… all’antidoping… all’antitop…. e chi vuol capire capisca!), dall’obliquo Lucidus Malfoy al loffio Han Suola, per non parlare dei Zucchini di Halloween, dei tracotanti, dei Conti alla rovescia, dei San Bernardi , del Boa costrictor (de boa ce n’è uno tutti l’artri so’ nessuno), delle Olive, dei Guerrafondai, dei Casulari giudiziari, dei Salvatori della patria e per finire, dei Mica scherzo, io!

La Corsa che non corsi

Il Memorial Stefano Cucchi è ormai un classico appuntamento per molti di noi.  Un Memorial è appunto un evento che ci aiuta a ricordare e a far ricordare una persona, in questo caso vittima di una grave ingiustizia.

Si disputa per ciò una bella gara podistica, a tutti gli effetti una corsa campestre nel Parco degli Acquedotti.

Non sono andata però a questo importante evento. Non si può essere sempre in prima linea, ma quando ho visto la foto dei miei compagni presenti, tosti e combattivi, schierati lungo il bel prato di quella che a mio avviso è una delle aree archeo-naturalistiche più belle del mondo, mi è dispiaciuto aver rinunciato. Si, perché quando si corre insieme per un valore a cui si crede può dare un senso in più ai tanti chilometri percorsi, che, nel mio caso, non sono pochi.  In 40 anni, penso che il giro dell’equatore due volte dovrei averlo fatto.

Questa volta, però, ho voluto accorciare le distanze e ho scelto di correre vicino casa. La Corsa della Croce Rossa è comunque un evento benefico e ha pure qualcosa di rosso nel nome ma rimango con il dubbio che forse non sarei dovuta mancare alla Corsa per Stefano Cucchi al Parco degli Acquedotti, pur avendo corso oggi per Stefano anche qui, tra le strade di Monterotondo.

Downshifting e Felicità: il decalogo della Guerrilla Running

Ma come deve essere ‘sto decalogo è forse ridondante? Tra i fumi dell’alcool un gruppo di rifondaroli avvinazzati, al termine della gara palombarese Millenium running, nella tana della Vipera berus, affrontano i massimi sistemi: il benessere equivale alla felicità? Qual è il fine ultimo dell’uomo? Ai posteri l’ardua sentenza!

Guerrilla running!

Manifesto

  1. La Guerrilla running è uno sport per ogni età che si pratica in strada e in tutti gli ambienti naturali che lo consentono.
  2. Ha come finalità il benessere e la salute della persona nella sua unicità e totalità e dell’ambiente di cui è parte.
  3. Utilizza gli elementi naturali e del paesaggio per correre, saltare, lanciare, stare in equilibrio e altre attività utili al corpo e alla mente.
  4. Non arreca danni al paesaggio, all’ambiente e agli esseri viventi, anzi porta buon umore e svolge azioni benefiche sul territorio, come raccolta rifiuti, bonifica degli spazi abbandonati e aree dismesse, in cui esercita attività sostenibili e utili alla salute.
  5. Abbraccia principi di solidarietà e uguaglianza, apprezza e difende la diversità e la biodiversità a tutti i livelli.
  6. Aspira alla pratica di stili di vita salubri e sostenibili.
  7. Sostiene quando possibile il Downshift e la decrescita felice.
  8. Non disdegna l’uso razionale e sostenibile delle nuove tecnologie e di strumenti e mezzi all’avanguardia.
  9. Sostiene la cooperazione nello sport, nella vita e come metodo di apprendimento.
  10. Richiede impegno e dedizione ma sempre divertente, piacevole, socializzante e creativo!