Mare Nostrum

Non è la prima volta che dedico un articolo al nostro Mediterraneo. E’ che ogni volta che lo vedo, pur non essendo io una sirena o un pesce ma a tratti anche un po’ idrofobica, lo sento un padre, così come la montagna una madre, genitori a volte benevoli a volte severi, da non scherzarci troppo… è il nostro mare, non c’è dubbio, il mare di noi Tirreni, anche quelli più terricoli come me, a volte sentono riaffiorare quel lato marinaro, quel bisogno di aria salsa, di quel vento da ponente, di quella sabbia nera, di quelle conchiglie tesori del mare, di quelle acque a volte pericolose, dalle correnti imprevedibili, da temere e da amare, acque che pur non sempre limpide sono ricchissime di biodiversità. Quello per noi è e sarà sempre il mare. Ecco, quest’anno la trasferta sociale ci vede impegnati nella terra della Maga Circe.

Location presso Porto Badino, dove alla spiaggia fanno da contorno i pilastri calcarei, propaggini e avancorpi dei Monti Ausoni, Tempio e Storia dell’arrampicata Laziale. Spiccano le Torri di Leano, con Torre Elena, la falesia e il Tempio di Giove Anxur di Terracina. Tra questi ultimi blocchi rocciosi emerge il Pisco Montano, antica tagliata romana, attualmente considerata monumentale e interdetta al pubblico. Longitudinalmente al Pisco risalta una fessura, si tratta della celebre via tracciata dalla Guida Alpina Delisi. Incuriosita dalla sempre ricca e stimolante aneddotica del presidente, raggiungo il pilastro in bici e provo ad avvicinarmi alla roccia ma a nulla valgono i miei tentativi di ficcarmi sotto la rete e mi tocca ammirare questa sorta di faraglione scavato dagli antichi romani oltre la recinzione.

Questa volta siamo davvero tanti, rifondaroli di ogni età, vecchie e nuove glorie. Mentre i miei colleghi danno il loro meglio sul percorso di gara, io vado a sfogare le mie compulsioni altrove, pertanto mi allungo in mountain bike sotto il promontorio del Circeo fino a Torre Paola e poi ancora a Sabaudia, in prossimità dell’omonimo lago costiero detto anch’esso di Paola. Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Circeo, ricco di reperti archeologici, di palme nane, di vegetazione mediterranea del quarto caldo e del quarto freddo, di laghi costieri e dove riposa una persona cara la cui perdita a distanza di anni mi lascia ancora sgomenta e il cui ricordo è vivo nel mio cuore.

Devo specificare che a causa di una frattura al terzo metatarso, per me questa è una trasferta anomala. Non potendo correre già da un mese, comincio ad assaporare il piacere del piede sul pedale, alla faccia dei miei compagni di squadra che si stanno spaccando su un’impegnativa gara di 10 km… quella che si rivelerà secondo loro tra le più belle gare mai effettuate (forse lo hanno detto per farmi rosicare, chissà…).

Al termine della gara, oltre ai risultati individuali, pur penalizzati da defezioni, acciacchi, rientri forzati e postumi da maratona, vinciamo il terzo posto tra le società partecipanti. Ci danno una bella targa e non solo, ma invece dei soliti salumi, tanti ortaggi tra cui zucchine e cetrioli, che nel nostro caso non fanno mai male, anzi sono sempre ben accetti. A buon intenditor…

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