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Articoli che riguardano attività passate del settore senior e master

Rust never sleeps

Per parafrasare il grande vecchio Neil: La ruggiune non dorme mai! E se l’arrugginita sono io ecco che dopo un lungo weekend di fatiche e bagordi, mi accingo a disputare la quarta tappa della Corri per il Verde con appena tre ore di sonno. Ma andiamo per ordine.

Venerdì 8 dicembre: Natalina. Corsa su strada per Master e su pista per il settore giovanile. Ottima prova dei giovani rifondaroli palombaresi. Senza pretese, ma neanche da buttare, la prestazione della vipera, reduce da una settimana di intenso lavoro aerobico e muscolare, soprattutto legato alla salita sull’innevata vetta del Monte Pellecchia, nei pressi di Monteflavio a cui aggiungo una caduta dalla parete di arrampicata nel muro di casa.

Sabato 9 dicembre: allenamento mattiniero nei pressi di Stazzano. A seguire: allenamenti alla Farnesina. A seguire: tracciatura percorso nella Villa dei Quintili. La mitica Camilla mi ha rammentato la triste storia dei fratelli di nobile stirpe romana, che ebbero l’ardire di creare una villa più bella e prestigiosa addirittura dell’Imperatore Commodo in persona… e non vi dico come andò a finire… A seguire: mitico concerto al Forte Prenestino degli Ombra, Franti, Roseluxx, insomma il meglio del meglio dello scenario musicale alternativo (mi perdonino il termine) e hardcore italiano. Rimbocco a casa alle 4 circa (è l’alba, quasi), tempo di chiudere gli occhi ed è già…

Domenica 10 dicembre: Corri per il Verde alla Villa dei Quintili! Grande prova rifondarola in cui spiccano tra le altre, le prestazioni del “mulo sardo” Serra (meglio non dire nulla per non turbarne l’equilibrio precario), il ritorno del “Maestro” (Enzino) e del figluol prodigo “Vastinho” e la stirpe dei fratelli Buendias (Tata, Simone e Jo). Io prendo una clamorosa sveglia dalle compagne di squadra nonostante in apparenza mi sentissi in splendida forma (ma solo in apparenza). Ma d’altronde come dal torto al Presidente, ai margini del circuito di gara: di notte leoni, di giorno… Comunque tengo botta. Poi ci sono le categorie giovanili (sempre grandissime) e non è finita. Pomeriggio salgo di corsa al convegno al Castello Savelli di Palombara Sabina, dove una delegazione del paese polacco di Ostròw Lubelski, vuole sapere tutto della nostra scuola di atletica. Tornando giù di corsa becco un vento freddo che, manco il flood americano e manca poco a spazzarmi via ed ora eccomi qui ancora a scribacchiare questo articolo, per punirvi affettuosamente con tutte ‘ste chiacchiere serali, ma soprattutto per il mio modo compulsivo di affrontare la vita di tutti i giorni!

Tutto ciò anche quale premessa per introdurre, in calce, le riflessioni emerse a seguito di questa poderosa ma “routinica” tre giorni di fuoco.

La seconda generazione

Ecco qui il nostro settore giovanile (vedi foto della quarta tappa alla Villa dei Quintili). Di nuovo alle prese con mille corse: su strada, su pista, su terreno, su zolle erbose. Ormai è così, non è più solo la nostra corsa e la nostra storia ma anche e soprattutto quella dei nostri figli, non sono i nostri figli genetici ma anche tutti quei figli, fratelli, sorelle e amici che per qualche ragione e alchimia hanno raccolto il testimone dei vecchi rifondaroli e condividono quel percorso ormai tracciato più di vent’anni or sono. Mi chiedo se sia solo una casualità il fatto di essere diventati quello che siamo, di stare bene insieme, di condividere in modo così naturale e spontaneo questo progetto, che sembra contagiare chi incuriosito si avvicina e si lega a Rifondazione Podistica. Secondo la mia modestissima e sempre dubitativa opinione, ritengo che alla base di tutto ci sia una comunanza nel considerare lo sport un importante strumento e mezzo nella vita di ognuno per la  Liberazione della mente e del corpo, un catalizzatore di legami affettivi, di atteggiamenti cooperativi, di pensieri e gesti creativi, di interazioni e inclusioni tra persone, con e nella natura. Non vedo certo tra noi un approccio allo sport competitivo militaresco e ordinato per un ordine fine a se stesso (provate a contraddirmi e ve ne faccio pentire amaramente!). Oggi pomeriggio, al termine della Corri per il Verde, ho presentato brevemente in un piccolo convegno al Castello Savelli di Palombara Sabina, su richiesta del Comune stesso, la nostra società, principalmente chi siamo e quali sono i nostri obiettivi e attività con bambini e ragazzi, ai rappresentanti di un paese Polacco, Ostròw Lubelski. In tale occasione ho percepito la motivazione che spinge me e i miei compagni di avventura a portare avanti, a volte anche con grande fatica ma sempre con grande convinzione ed entusiasmo questo progetto e non si tratta solo di piantare qualche palo e tirare qualche nastro, ma molto, molto di più. In queste quattro tappe della Corri per il Verde bambini e ragazzi hanno dato il meglio in termini di impegno ma soprattutto hanno espresso tutta la loro voglia di muoversi in libertà in modo creativo e collaborativo, nello spirito del tutti per uno e uno per tutti. Tutti si sono sempre incoraggiati a vicenda, correndo da un nastro all’altro e gridando parole di incoraggiamento e incitamento verso tutti coloro impegnati nella corsa, da più piccolo al più grande, dal primo all’ultimo, indistintamente, rinfrancandomi come sempre dalla stanchezza e dalle poche ore di sonno a fronte delle tante veglie da dedicare alle tante passioni, tra cui la scuola, lo sport, la natura e la musica. Se volevate una cronaca di questi ultimi eventi più tecnica o più derisoria, eccovi scontentati. Ci sarà sempre un Prof. Capizi “con la puzza sotto il naso”, pronto a bacchettarmi, ma che volete, anche questo fa parte del bello della nostra squadra! Ehi ehi my my rock’n’roll will never die!

It’s only cementizio but I like it!

Corri per il Verde (classifiche terza tappa). Questa volta tocca al porto di Traiano, regno incontrastato di Camilla e Giovanni, I nostri archeopodolici preferiti! Ma la banda è molto più numerosa, tra bambini, ragazzi e adulti siamo tanti, una bella onda verde tra opus reticulata, tubuli, porterule e cementizio. Quest’ultimo si è fatto sentire soprattutto ieri, nell’atto di tracciare il percorso, i nostri piantatori hanno dovuto tribolare per affondare gli stessi nel suolo di quello che fu l’antico Porto. Alla faccia del mare! Eh si, perché la nostra esperta ieri ci ha fatto notare che laddove ora c’è un bel prato inframmezzato da arbusteti e boscaglia, un tempo c’era il mare, poi il Tevere (ci troviamo nei pressi della sua foce) ha creato un deposito alluvionale, tra le antiche rovine dei moli , dei magazzini e delle terme imperiali ed è proprio lì che si snoda il percorso di gara.

Sono due giorni che pascolo in questo habitat così ameno e intriso di storia che quasi quasi divento parte di esso, come un piccolo elfo dei boschi, collega di Pan e amica di Bacco… mi trovo pure un buco in un albero cavo e penso che forse avrei fatto bene a dormirci la notte, visto che da ieri mattina, tra gara di orienteering, tracciatura percorso ieri e corri per il verde oggi ho passato parecchio tempo qui e che tra km a piedi e quelli con la macchina ne avrò fatti minimo 300!

Ma che piacere e che soddisfazione correre in luoghi come questi! L’articolatissimo percorso, filante su prati e sentieri, si è addentrato tra i colonnati e tra la vegetazione rupestre, tanto minacciosa per gli archeologi, quanto affascinante per i profani e quante specie significative: ferule, acanti, lecci e farnetti, tamerici, ipomee e lentischi… sembrava di veder vivere un’incisione dell’Ashby o un capitello Corinzio…

Bando agli aspetti bucolici passiamo a quelli tecnici. Nel sabato pregara sembra che qualcuno si sia dedicato ai baccanali, senza offrire. Dateve ‘na regolata: alla prossima campestre propongo un test con l’etilometro alla partenza con conseguente sottrazione di 10 punti criterium ai positivi ( e  meno 20 a chi non offre).

Serra, davanti a tutti i nostri master uomini, sembrava pulito, anche se , gira voce, nel vino cannonau ci sia cascato dentro da piccolo!

Nel complesso il settore maschile, nonostante i bagordi, sembra in forte ripresa, trascinati da Capitan Ugo, i rifondaroli hanno dato forte con un Serra in grande spolvero e un Novaro ringiovanito di dieci anni.

Per quanto riguarda le pulzelle, grande performance del trio Ursi-Vignola-Ioele: le ho viste passare il traguardo davanti a me nonostante le avessi nel mirino, ma nulla ha potuto la mia tigna viperesca, anche se poco c’è mancato a mordere le chiappe di Marcella… Ottima la prestazione di Camilla, anfant du pais, di Alessandra, per non parlare della super Benedetta, ormai grande speranza del settore femminile rifondarolo. Brave tutte le donne, in questa giornata di sensibilizzazione e contro la violenza sulle stesse.

I bambini e i ragazzi del settore giovanile, ai quali si aggiungono ormai da tempo i giovani atleti rifondaroli palombaresi, sono quelli che sollecitano di più le nostre emozioni: si riscaldano, corrono, giocano e fanno un tifo sfegatato, sostenuti dagli istruttori e dall’occhio vigile della Direttrice e dal nostro Presidente operaio, di cui non posso ora tessere le lodi perché potrebbero essere scambiate per bieca campagna elettorale… quindi che dire: ci vediamo tutti mercoledì per l’assemblea annuale! (scusate la rima).

Le nozze con i fichi secchi

Allora…

La gara vicino casa, non può essere ignorata e quindi… quel “mai più” detto e ridetto, viene presto dimenticato. Sotto casa del Lord Nothing viene disputata questa edizione (la prima?) di Monterotondo Run, gara che raccoglie numerosi atleti dell’Interland e di Roma, praticamente tutti quelli che non hanno voglia di partecipare alla mezza di Fiumicino. C’è anche una non competitiva di 5 km, in cui si cimenta il piccolo Lord Jack Nothing (secondo assoluto) e le donzelle Alice e Lara, ormai proiettate su corse di lunga distanza.

C’è anche un giovane atleta di RP giovanile palombarese, Valerio, che, nonostante la giovane età, sta dando prova di grande impegno su questo genere di lunghezze.

Il Lord e io ci predisponiamo per la 10 km. Si tratta di una gara pianeggiante, veloce, due giri nello scalo monterotondese. Al termine di una discreta prova, considerate le condizioni di base, ci avviamo al ristoro e alle premiazioni. Che se ne dica della vipera, non che si corra per i premi né tanto meno per il ristoro. Da brava ortoressica quale sono, mi guardo bene di abboffarmi all’arrivo, tanto meno il Lord dal pie’ gentile non va di certo a mescolarsi con l’orda dei buiaccari in una caccia selvaggia al premio di categoria o al fagotto ristoro o pacco gara in gadget o premi in natura. Ma vero è che, seppur un uomo di stile quale è il Lord, che mai esprimerebbe commenti sulla qualità del cibo e del pacco gara, tantomeno del premio, una vipera quale sono potrà ben fare un piccolo commento in merito a siffatta organizzazione: una “pulciarata”! Niente pacco gara (neanche per la non competitiva), un rinfresco penoso a acqua, chinotto e crostata industriale, disparità di trattamento tra maschi e femmine (tutte premiate, ma attenzione: che premi!). Per carità va bene così, però la prossima volta, cari organizzatori, prima di declamare queste tanto decantate nozze, non offriamo solo i fichi secchi!

Corri per il Verde 2017, Aniene (classifiche)

In attesa di una cronaca ragionata, pubblichiamo alcune foto (di Riccardo, Cristina, Simone e Marco) scattate domenica nel Parco dell’Aniene. Ce ne sono anche altre dei ragazzi nell’area riservata. Le classifiche invece sono sul sito della UISP.

Qui sotto le foto che ci ha inviato Marco

Trail di Villa Ada: grande prova del Settore Femminile (e non solo, va’…)

La squadra c’è e si vede. Siamo decisamente pronte per i prossimi impegni, dalla Maratona a Staffetta, Trofeo Mimmo di Biagio a Villa Borghese alle successive Corri per il Verde.

Prima fra tutte, a Villa Ada, una fortissima Isa, si piazza terza assoluta, davanti ad atlete di casa che conoscono la villa come il palmo della loro mano e a specialiste del trail. Non male Marcella, nonostante i postumi influenzali e tante gare in pista alle spalle di tutt’altro genere. Buona anche la prova di Cristiana, nonostante le gambe affaticate da una lunga pedalata precedente alla gara con un certo signor Mica. Sempre ottima la prova di Camilla, che nonostante  le poche sedute di allenamento alle spalle, dimostra di saper reggere alla grande i 13 km di gara. Ma con un coach come Giovanni, come non potrebbe essere altrimenti? Anche Susanna fa la sua bella figura cimentandosi  in un trail che tecnicamente non ha niente da invidiare a quelli di montagna. La Vipera berus si difende bene in un terreno che non è il suo. Utile il gioco di squadra con Cristiana, con la quale ci si alterna nei saliscendi e si lavora per recuperare preziose posizioni. Con il solito savoire faire, insulta i partecipanti lungo il percorso, in particolare un certo Lucidi, che spesso le intralcia la strada e che poi (che fortuna con la C maiuscola) vince pure le scarpe a estrazione. Al guado di un fiumiciattolo, dopo aver ricevuto la precedenza da un gentilissimo Gentili, sgomita tanto da far cadere qualcuno in acqua, ma che volete… la gara è gara!

Per quanto riguarda il settore maschile, uno scontatissimo Peppe, si piazza nelle prime posizioni, facendo valere anni di esperienza di corsa in villa e la sua naturale propensione per i trail. Poi c’è da segnalare la presenza di Lord Nothing, giusto per la nobiltà del suo nobilissimo piede, che a prescindere dal risultato, si degna di calcare i suoli villa densi. Fuori gara un Ruben in bicicletta viene benevolmente a presenziare in vece della Direttrice, giustificata per l’influenza e del Presidente, non giustificato! A seguire tutta una marmaglia di loschi individui: dai fratelli Ricci a quelli Dalton (Gentili e Ammazzatutto), dal perfido Novather al mistico Pierluke Skywalker, che la forza sia con lui e con il suo spirito (alla prossima però… all’antidoping… all’antitop…. e chi vuol capire capisca!), dall’obliquo Lucidus Malfoy al loffio Han Suola, per non parlare dei Zucchini di Halloween, dei tracotanti, dei Conti alla rovescia, dei San Bernardi , del Boa costrictor (de boa ce n’è uno tutti l’artri so’ nessuno), delle Olive, dei Guerrafondai, dei Casulari giudiziari, dei Salvatori della patria e per finire, dei Mica scherzo, io!

La Corsa che non corsi

Il Memorial Stefano Cucchi è ormai un classico appuntamento per molti di noi.  Un Memorial è appunto un evento che ci aiuta a ricordare e a far ricordare una persona, in questo caso vittima di una grave ingiustizia.

Si disputa per ciò una bella gara podistica, a tutti gli effetti una corsa campestre nel Parco degli Acquedotti.

Non sono andata però a questo importante evento. Non si può essere sempre in prima linea, ma quando ho visto la foto dei miei compagni presenti, tosti e combattivi, schierati lungo il bel prato di quella che a mio avviso è una delle aree archeo-naturalistiche più belle del mondo, mi è dispiaciuto aver rinunciato. Si, perché quando si corre insieme per un valore a cui si crede può dare un senso in più ai tanti chilometri percorsi, che, nel mio caso, non sono pochi.  In 40 anni, penso che il giro dell’equatore due volte dovrei averlo fatto.

Questa volta, però, ho voluto accorciare le distanze e ho scelto di correre vicino casa. La Corsa della Croce Rossa è comunque un evento benefico e ha pure qualcosa di rosso nel nome ma rimango con il dubbio che forse non sarei dovuta mancare alla Corsa per Stefano Cucchi al Parco degli Acquedotti, pur avendo corso oggi per Stefano anche qui, tra le strade di Monterotondo.

Guerrilla running!

Tra le tante cose che sento maggiormente, durante i miei viaggi in Germania, in particolare a Berlino, é il senso di pacifica libertà di camminare e correre ovunque in maniera indisturbata. Durante queste esperienze mi piace addentrarmi tra gli alberi nella vegetazione dei parchi e delle aree naturali, costeggiare i fiumi, percorrere strade e vicoli sbirciando tra le casette con i giardini e i balconcini in cui traspare un grande amore per la natura, ma non di quelli irrazionali e melensi, non quelli dei gerani o le petunie sul davanzale e i coniglietti e i cincillà nelle loro gabbiette dorate, ma un rispetto maturo e responsabile. Le pertinenze esterne delle case diventano delle rustiche aree per la conservazione della biodiversità.

A tal proposito, a Berlino, ho deciso di visitare il Prinzessinenpark, luogo pioniere della Guerrilla gardening, movimento che si occupa del recupero e della gestione delle aree abbandonate per praticare giardinaggio, orticoltura, recupero, riciclaggio e riuso creativo nelle città, a volte utillizzando strumenti non convenzionali come occupazione, autogestione, riappropriazione, cittadinanza attiva, bioblitz, street art, flash mob. Voi direte: cosa centra  con la corsa?

Ebbene mentre oggi correvo meditabonda tra le strade di Cesky Krumlov nella Repubblica ceca, riflettevo su questo mio modo di correre “alla ventura” e ho pensato che l’espressione “guerrilla running” lo descrive abbastanza bene. Infatti in questi anni, nei tanti chilometri fatti (probabilmente ho già percorso una distanza come l’equatore) ho corso nei giardini di palazzi reali e ambasciate, ho varcato recinti e barriere, sono scappata da cani ringhiosi e custodi rosicanti, ho esplorato boschi, prati e giungle di asfalto, ho litigato con ladri di legna e ho temuto le schioppettate di cacciatori e bracchi, una volta in Messico mi sono pure trovata davanti a uno con il mitra. Pensare di fare la guerrilla running rende tutto più affascinante, anche il pecoraro che ti manda a quel paese perché gli disperdo il gregge! Credo questo sia un altro modo per riappropriarsi del territorio in modo pacifico ed ecosostenibile. Anzi, con questa relazione intendo fondare ufficialmente il movimento della Guerrilla Running. In seguito penso di redigere un vero e proprio “Manifesto” di questo movimento, che penso di diffondere anche presso i giovani.

E la Berlin Staudtlauf del 20 agosto? Una mezza maratona nella città, silenziosa e meditativa, nonostante la gran folla. Nel complesso piacevole, ma per quanto me la sono presa calma, sono pur sempre 21 km e rotti… niente male la posizione, 9^ di categoria. La parentesi nella Repubblica ceca, nonostante abbia mancato la gara, per non aver scioccamente individuato il ritrovo, mi ha regalato anche splendidi momenti di corsa lungo la Moldava, davvero senza prezzo. Per concludere, non può mancare un plauso alla birra di entrambi i paesi, che oltre a essere ottima, costa meno dell’acqua.

“A onni bella ni puzza… l’ascella!”

Il Vernacolo Livornese viene chiamato in causa laddove ci si porta in quei dell’alto Lazio. Si comincia a respirare quell’aria tosca che si rivela nelle tinte delle terre, nel contrasto tra mare, colline brulle, cipressi, rocce basolitiche, nel buon cibo e vino, nei ristorantini tipici. Ed eccoci al Sasso di Cerveteri per un Trofeo Santa Croce organizzato dalle sorelle Ricci, che invita alla corsa adulti e categorie giovanili. Tra i giovani Giacomo e Lara si cimentano l’uno sui 1000 metri in un circuito cittadino e giunge quarto, la seconda su un brevissimo giro del minuscolo borgo, di circa 200 m (terza delle ragazze), che poi prolunga in un mille, anteprima del 2000 femminile. I maschi invece fanno un mille di rappresentanza (è il circuito cittadino) e un 4000 di gara. Al traguardo maschile, una doppietta dei Cacciamani, primo e terzo (figlio e padre), quasi in tenuta da spiaggia, Insomma brevi distanze che però si rivelano intense e impegnative, in un appiccicaticcio weekend di fine luglio. Ma veniamo alle frivolezze. A fine gara la piazza viene spicciata dal percorso di gara per far posto ai tavoli. Infatti il paese è in piena festa di Santa Croce. Come si preannuncia l’odore di mangereccio ecco arrivare Pito, atteso con Giusy, per l’ora di cena. In alternativa al panino con la salsiccia tipico dello street food da sagra paesana, viene proposto un localino un tantino troppo chic per i nostri gusti, ma la fame (e la sete) era tanta. Appena entrati nel giardino del ristorante ci accorgiamo di non essere molto presentabili. Ancora con le alghe in testa di Torre Flavia, dove prima della gara abbiamo trascorso alcune ore di sole, mare e spiaggia e con l’ascella sicuramente puzzolente del post gara, veniamo accolti con cortesia, ma ci accorgiamo che, nel prepararci il tavolo, ci cambiano sedia, cioè tolgono le sedie dalla tappezzeria bianca e ci rifilano quelle di plastica, che all’osteria sono più di lusso. Poi per rimanere in tema osteria, la vipera tira fuori il “birillo”, trofeo della gara nonché utensile da utilizzare come frigo-bar tascabile, con tanto di boccia di vino, presente nel pacco premio. Accorgendoci però della sconvenienza del gesto, per non aggravare ulteriormente la nostra già sciatta presenza, preferiamo ordinare un bianco locale, sempre da inserire nel suddetto birillo. Stendiamo un velo pietoso e chiudiamo con una frase che trae spunto dalla poetica del dolce stil novo del Cacciamani, no cioè volevo dire… del Cacciaguida!

A onni bella ni puzza l’ascella, ma onni bello brillo ni puzza pure ‘l birillo!

Pelle di serpente. Cronaca di una Vipera disidratata

In un torrido agosto, tutta la famiglia viene tirata giù dal letto (da Corrado) in una mattina domenicale, a seguito di un imperativo categorico “s’ha da andare tutti!” imposto dalla Vipera berus la sera prima. In auto verso i Monti Simbruini, il rettile di casa si appresta ad affrontare la famigerata “Speata”, vero supplizio estivo e richiamo a cui un malcelato corridore masochista non può sottrarsi. Per la verità la vipera dorme in macchina per tutto il viaggio e proprio come un rettile, che sonnecchia al sole tutto il tempo e si ridesta al momento del morso fatale, viene letteralmente gettata nella mischia dal sedile dell’auto dai vendicativi parenti per un brusco “riscaldamento”. Il termometro a Subiaco, alle 9 di mattina, segna già 33-35 gradi. La partenza viene inoltre posticipata per motivi tecnici e alle lamentele dei partecipanti gli organizzatori si difendono dicendo: traquilli: tanto fa fresco!

Comunque i 12 km di totale salita (eccetto una breve discesa di 100 m nella buca di potenziale prima dell’arrivo) procedono lenti e inesorabili, i primi tre in pettata e gli altri con pendenze variabili. Si sale fino a Monte Livata per circa 800 m di dislivello. Gli spugnaggi e i ristori sono oasi nel deserto. Il gruppo ormai sfilacciato dei corridori procede lungo il percorso in silenzio, concentrato a non disperdere quel minimo di vapore acqueo che potrebbe dissiparsi dall’alito nell’atto del parlare.

Giunta all’arrivo, squamosa come la muta estiva di un serpente, mi scolo tanta tanta acqua e divoro mezzo cocomero. Poi mi giunge l’inaspettata notizia: 1° di categoria! Per festeggiare compro una vagonata di libri a una bancarella mentre Lara e Corrado si buttano per consolarsi con il Fun bob dal pendio sopra Campo dell’Osso, a respirare un po’ di aria fresca.

Er cinquemila dell’amici

Al Campo di Atletica di Passo Corese, qualche giorno fa si è disputato “Il 5000 degli amici”, gara sul tartan proposta dall’Atletico UISP di Monterotondo. Che dire: tutti i corridori di zona (bassa sabina romana) ancora in grado di intendere e di volere, con le modiche temperature di circa 100°Farhenheit (così. Tanto per fare più scena) si sono gettati nella mischia di gara. Il problema è stato che il caldo ha leggermente annebbiato la vista ai giudici i quali, in assoluta buona fede, hanno cominciato letteralmente a perdere il conto dei giri degli atleti, a loro volta impazziti. Infatti  in ogni batteria più di qualcuno continuava a correre il fatidico giro della morte più e più volte, oltre i 12 giri e mezzo richiesti appunto dal 5000 e gli altri, dietro. Di fatto tutto si è risolto a tarallucci e vino. Una lauta cena gratuitamente offerta a tutti ha riequilibrato nettamente gli stati di ebbrezza (tutti cotti di buon vino). Ciliegina sulla torta: una genzianella che ha finito di stendere i vivi e resuscitato i morti. Poi, premi a tutti e per finire, sono stati dati letteralmente i numeri… ma che avete capito: quelli della lotteria: ho anche vinto una splendida borsa da mare, qui mostrata da un’amica. Nell’altra foto: la Vipera berus armata di genzianella!