Tutti gli articoli di Paola Paolessi

Paola Paolessi, detta “La Secca” o “Vipera berus” è una cittadina del mondo. Nata e cresciuta nelle borgate romane ha fondato e suonato nel gruppo dei Floema, band punkrockblues psichedelica. Laureata in Scienze naturali e podista di buona lena, ha svolto alcuni tra i mestieri più belli tra cui la Guida Ambientale Escursionistica, il Guardiaparco, la Naturalista, l’Insegnante, l’Istruttrice di Atletica Leggera. E’ la mamma di Lara.

Il ritorno del Lord e l’Isola che non c’è

Grande cross inglese con tanto di permafrost alla Riserva Naturale della Valle dell’Aniene, questa domenica, con grandi prestazioni di grandi e piccoli atleti nonché la prima prova per il piccolo Emiliano tra i giovanissimi.

Tra medaglie e qualche lacrimuccia siamo giunti anche al termine di queste quattro corri per il verde che per quanto si facciano sentire fatica fango freddo (le tre fatidiche F) che caratterizzano le fasi organizzative e la parte “atletica” di queste corse campestri. Quanto alle prestazioni in gara che dire dell’impresa del Lord Nulli in questa quarta prova? Senza nulla togliere al ottimo Simone e allo straordinario Stefano si evince che il nostro nobile compagno di squadra dal “cenerentescolo” piede ha esperienza e classe da vendere (quando gli gira bene, volubile come ogni nobile che si rispetti). Nondimeno, Walter, Ugo e tutte le altre vecchie glorie, dalla testa alla coda, ognuno dando il massimo, vendono cara la pelle, con il giovane Pietro ad abbassare la media dell’età già avanzata dei fortissimi e stagionati atleti rifondaroli. E che dire delle donne, trainate della neo campionessa Isa ormai atleta multitasking a tutti gli effetti, impegnate nel tentativo di tenere il quinto posto di squadra, anche su chiamata della motivatissima Alessandra Migheli? Ma come sempre la grande soddisfazione ci viene dai teneri virgulti: le giovani promesse rifondarole, mature e determinate nelle corse e nel sostenere i compagni in gara, insieme alla direttrice e il presidente factotum insostituibili nella realizzazione di questa lunga e complessa avventura che è la Corri per il Verde. E infine, chi meglio di me, avendola vissuta dietro e fuori le quinte, nella pioggia e nel gelo, tra gioie e rodimenti, tra nastri arrotolati male e paletti spuntati, mazzette perse e i Ricci a ritrovarle, direttrici incazzate ed esauste, ma infine soddisfatte e raggianti, può dire quanto sia impegnativo e ai margini dell’inverosimile il lavoro necessario all’organizzazione e alla realizzazione di queste quattro corse campestri e quanto sia bello mettere la spunta del zan zan a giochi fatti… anche con la voglia, incredibile, di rifarlo il prossimo anno…  per finire, l’aneddoto presidenziale, che questa volta giunge in fase di relax post gare, quasi come un miraggio di un mondo lontano e perduto e che riguarda un misterioso luogo, una sorta di Shangri-La de Noantri, un certo Castelmaggiore Vecchia, dove pare sia stata attuata una forma di protocomunismo ad opera di un illuminato Signore di nobile stirpe che distribuì appezzamenti di terra ai propri sudditi per realizzare un utopico regno quale Primus inter pares… Ho provato a cercarla su internet, ma… nulla da fare. Forse è proprio l’isola che non c’è!

Gambe come molle d’acciaio!

In uno dei suoi tipici aforismi, il Presidente, incita alcuni giovani atleti impegnati nella corsa campestre di questa domenica, parafrasando il celebre film “Gli anni spezzati” riferendosi alla celebre frase “Ho molle d’acciaio nelle gambe per correre in pista come un leopardo”. Eh già… un fine settimana a dir poco impegnativo, atleticamente parlando. E non sono mancate le soddisfazioni, di correre con le nostre gambe e con quelle di tutti i bambini e i ragazzi che in questa due giorni incredibile si sono cimentati in pista, allo Stadio Cecconi di Monterotondo, nell’ambito della Natalina, e nel Crosscountry della Villa dei Quintili, nella 3° tappa della Corri per il Verde. E non sono mancate la tradizionale salamella natalizia di categoria, come tradizione vuole (pur essendo ormai quasi vegetariana) alla Natalina, il ritorno di una vecchia gloria rifondarola (il mitico Mola) sulle zolle di prato dei Quintili, la squadra degli instancabili piantatori di paletti capitanati da Direttrice e Presidente alla cui impresa questa volta “ho fatto sega”, le lezioni di archeorunning di Camilla, e… i soliti cari brutti ceffi rifondaroli! Anche stavolta ce l’abbiamo fatta… Zan Zan!

Una volta era la marana…

E oggi, eccoci qui, a correre l’ennesima corsa campestre per eccellenza, la “Corri per il Verde”. Il Parco Talenti è un lembo di campagna romana scampata all’edilizia. Un tempo, la terra da riporto non aveva ancora ricoperto e “bonificato” alcune zone umide che, in quanto pozze temporanee rappresentavano un importante habitat per la batracofauna locale (rane e rospi). Luogo di scorribande giovanili, all’epoca io facevo parte del gruppo dei “pallinidi”, punkettari naturalisti. Ma questo era il territorio dei “maranoidi”, cari amici, all’epoca un po’ “freakettoni”, che giocavano a pallone nel prato adiacente al fosso o marana. Ci si sfidava e si cuocevano le castagne al fuoco. Tanti anni sono passati, ma fortunatamente queste simpatiche creature non si sono ancora estinte, vero Boatens?! Però questo è anche il luogo dove ho corso la mia prima gara, una campestre provinciale a cui partecipai con la mia scuola. Avevo circa 15 anni e già correvo da diversi anni. Da allora non ho più smesso e se non dovessi più farlo con le gambe penso che lo farei con l’anima!

Rifondaroli al Millenium trail di Monte Gennaro: brillanti risultati con screzio al consuocero

Ottima prestazione globale della nostra squadra in questa corsa in montagna di mezz’autunno, con temperature decisamente estive. Due primi posti, di Isa e Stefano, e poi altri bei piazzamenti nelle posizioni alte della classifica.  La partenza e l’arrivo davanti la mia scuola, la montagna sopra casa e i compagni di squadra mi predispongono al cazzeggio e alla “sbrasoneria” durante la salita e al turpiloquio e alla “rosicata” durante la discesa in cui, pur non perdendo sostanziali posizioni, vengo nettamente distaccata dalla mia compagna di squadra, prima assoluta, buon per lei. Vengo inoltre letteralmente sverniciata da quelli che ho tampinato e sbeffeggiato in salita pertanto approfitto di questa sede per porgere le mie umili scuse! C’è però a chi va peggio… Mr Pumpkin, mio potenziale consuocero, nonché nerd di prim’ordine, si ritrova a girare a vuoto nel Pratone di Monte Gennaro, a causa delle errate indicazioni lungo il percorso, con un’inevitabile prolungamento della lunghezza del percorso gara di diversi chilometri. All’arrivo, il puntiglioso matematico romano non ci vede più dalla rabbia e dal disappunto e sporge reclamo agli organizzatori. Dal rimborso della quota deriva un’accesa disputa sul consumo di un piatto di pasta da parte di un’atleta contro la “Zucca” che mi vede obbligatoriamente nel ruolo di difensore dell’orticolo consuocero in potenza (linguaggio matematico, per l’appunto). Non ci avete capito nulla, vero? Meglio così!!!

La corsa di Stefano

La corsa di Stefano
La corsa non è solo fatica e sudore, ma anche cuore e sentimento.

Domenica 7 ottobre 2018, nel bellissimo scenario naturale e storico del Parco Naturale Regionale dell’Appia Antica Caffarella, si è svolto il 4° Memorial Stefano Cucchi.

Questo evento ha per molti partecipanti un significato che va oltre la pratica sportiva.  Correre con Stefano e per Stefano.  Le motivazioni sono assolutamente personali.  Credo che schierarsi sulla linea di partenza di questa gara, percorrerla al meglio e tagliarne il traguardo sia anche un voler dare un segnale.  A chi? Ai familiari di Stefano, alle istituzioni, alla società civile, a noi stessi.  Sperando che ci sia sempre qualcuno ad ascoltare…

Un grazie speciale alla UISP, alla famiglia di Stefano e al Comitato per Stefano Cucchi per averci dato questa opportunità di correre mettendoci gambe, testa e cuore.

El diablo

Alla Millenium Running con il coltello in mezzo ai denti e un pettorale a dir poco inquietante, imbruttita, vado a cercare il risultato. Nonostante gli sforzi mi devo accontentare di un secondo posto di categoria e delle bastonate della Valchiria, in grande spolvero. In compenso Rifondazione podistica si cimenta brillantemente nelle gare giovanili, nella non competitiva con i ragazzi più grandi e agguanta anche il quarto Premio di società data la folta presenza di atleti rifondaroli in questa manifestazione. Ugo si piazza sesto assoluto, Alessandra prima di categoria, buone le prestazioni delle altre donne in gara. Stefano undicesimo, il Maestro Enzo non si smentisce ed è il terzo rifondarolo assestando una stoccata a Simone non ancora al massimo della forma. Il Lord tiene botta fino a fine gara ma arrancando sugli ultimi quattro km. Zucchi se la prende adagia e comoda per non parlare del gruppetto Lucidi, Solimini, Mazza e Gaglioppa, al pascolo lungo la Stazzanese. Da segnalare Il ritorno di Nonno Nanni, dei fratelli Dalton (i tre Ricci, Simon, Johnny e Sister Tata e il Mazza) e della mia archeologa preferita. Ai limiti della decenza la prestazione di Mauro, che prova almeno a distinguersi dai quattro lavativi di cui sopra agganciandosi al traino di Isa. Scialba la prestazione del Capizi, buona la prova di Di Maio e Iannella, in ogni caso fondamentale la loro presenza nell’agguantare il premio societario. Chiudono in bellezza i più belli: il Boa e Camilla. Dopo gara a gozzovigliare insieme a tanti amici e compagni di squadra a villa villacolle con i il cannonau artigianale dei tre ambasciatori della sezione sarda di RP Boa, er Polenta e il Suola Premiato anche il criterium giovanile e consegnati i completini sociali nuovi di zecca con la direttrice e il Presidente in prima linea. Presente alla consegna anche Boris, icona societaria di alto livello estetico e atletico per la gioia delle donne e dei diversamente sessuati. Nel frattempo Marcella si cimenta con il lancio del giavellotto a Rieti… questa domenica non ci siamo fatti mancare nulla!

Morbo di Lyme

Ed eccoci giunti al giorno della gara, il Trail Des Fantomes sulle Ardenne nel cuore del Belgio. In effetti non sto nel mio massimo della forma perché qualche giorno fa mi sono trovata una zecca della specie più terribile, Ixodes ricinus, portatrice del pericolosissimo morbo di Lyme o Borrelia. Gli è che sono abbastanza ipocondriaca e già da un po’ di tempo sentivo questo forte senso di spossatezza che mi ha indotto a prendere l’antibiotico della famiglia delle tetracicline. Però la “tigna” prevale sulla Borrelia e alla gara non ci rinuncio… una bella aspirina e via. Riesco anche a correre decentemente. La distanza che ho scelto è quella più corta e più veloce e mi devo confrontare con ragazzine che hanno un terzo della mia età. Tutto sommato mi difendo bene e sfioro il podio come quarta assoluta, con un po’ di rammarico, ma con la consolazione che Crippa sul 5000 ieri non ha fatto meglio di me! Un caro saluto a tutti!

La protostoria di Rifondazione Podistica.

In quei del ’77, Ponte Milvio era terra di confine tra giovani che si contendevano lembi di territorio Romano. Nella migliore delle ipotesi finiva a scazzottate. Il futuro presidente di rp, uno di loro, realizza una notte un murales, insieme ad altri, in particolare la testa di un drago che sprigionava fiamme, visionaria premonizione di quanto in seguito sarebbe accaduto. Infatti, vent’anni dopo, negli spogliatoi maschili del campo di atletica della Farnesina un altro murales veniva trovato dal presidente e da uno storico manipolo. Erano i compagni di massacranti ma decisamente appaganti allenamenti di corsa e, a conclusione di uno di questi discreti mazzi di cui sopra, rinvennero l’eloquente opera grafica realizzata da un anonimo autore. Esso rappresentava una falce con una scarpetta chiodata incrociata e sotto c’era scritto: Rifondazione Podistica. Il gruppo, dopo la doccia, si recò come di consueto a bere un chinotto, allo scopo di reintegrare il glicogeno, a causa del calo post allenamento, presso il bar gestito da un certo Daniele detto Bertinotti, accanito assertore di teorie fantapolitiche dagli scenari apocalittici. Complici il brusco picco di glicogeno e le chiacchiere del barista, in preda all’euforia gaia decisero di fondare “Rifondazione Podistica”. Ecco, forse molti di voi non lo sapevano ma questa sono le nostre radici, cari rifondaroli ed ecco la prova reale, questi segni sbiaditi dopo 40 anni di manifesti appiccicati sopra, che ancora, come un incisione rupeste, come un antico e indecifrabile pittogramma egizio, lasciano intravedere l’immagine delle nostre origini ancestrali, il proto murales del presidente. Qualche sera fa, siamo andati in pellegrinaggio per ammirarlo. Ormai La piazza di Ponte Milvio non è più quella di una volta. Le lotte, i confini, gli ideali… ideali che forse ora non esistono più, giusti o sbagliati che siano, o che forse non moriranno mai. Infatti, come disse un mio alunno durante gli esami di maturità (per fortuna gli alunni ci insegnano sempre qualcosa): per ognuno di quelli li’ ce ne sarà sempre un’altro che lo combatterà…

Mare Nostrum

Non è la prima volta che dedico un articolo al nostro Mediterraneo. E’ che ogni volta che lo vedo, pur non essendo io una sirena o un pesce ma a tratti anche un po’ idrofobica, lo sento un padre, così come la montagna una madre, genitori a volte benevoli a volte severi, da non scherzarci troppo… è il nostro mare, non c’è dubbio, il mare di noi Tirreni, anche quelli più terricoli come me, a volte sentono riaffiorare quel lato marinaro, quel bisogno di aria salsa, di quel vento da ponente, di quella sabbia nera, di quelle conchiglie tesori del mare, di quelle acque a volte pericolose, dalle correnti imprevedibili, da temere e da amare, acque che pur non sempre limpide sono ricchissime di biodiversità. Quello per noi è e sarà sempre il mare. Ecco, quest’anno la trasferta sociale ci vede impegnati nella terra della Maga Circe.

Location presso Porto Badino, dove alla spiaggia fanno da contorno i pilastri calcarei, propaggini e avancorpi dei Monti Ausoni, Tempio e Storia dell’arrampicata Laziale. Spiccano le Torri di Leano, con Torre Elena, la falesia e il Tempio di Giove Anxur di Terracina. Tra questi ultimi blocchi rocciosi emerge il Pisco Montano, antica tagliata romana, attualmente considerata monumentale e interdetta al pubblico. Longitudinalmente al Pisco risalta una fessura, si tratta della celebre via tracciata dalla Guida Alpina Delisi. Incuriosita dalla sempre ricca e stimolante aneddotica del presidente, raggiungo il pilastro in bici e provo ad avvicinarmi alla roccia ma a nulla valgono i miei tentativi di ficcarmi sotto la rete e mi tocca ammirare questa sorta di faraglione scavato dagli antichi romani oltre la recinzione.

Questa volta siamo davvero tanti, rifondaroli di ogni età, vecchie e nuove glorie. Mentre i miei colleghi danno il loro meglio sul percorso di gara, io vado a sfogare le mie compulsioni altrove, pertanto mi allungo in mountain bike sotto il promontorio del Circeo fino a Torre Paola e poi ancora a Sabaudia, in prossimità dell’omonimo lago costiero detto anch’esso di Paola. Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Circeo, ricco di reperti archeologici, di palme nane, di vegetazione mediterranea del quarto caldo e del quarto freddo, di laghi costieri e dove riposa una persona cara la cui perdita a distanza di anni mi lascia ancora sgomenta e il cui ricordo è vivo nel mio cuore.

Devo specificare che a causa di una frattura al terzo metatarso, per me questa è una trasferta anomala. Non potendo correre già da un mese, comincio ad assaporare il piacere del piede sul pedale, alla faccia dei miei compagni di squadra che si stanno spaccando su un’impegnativa gara di 10 km… quella che si rivelerà secondo loro tra le più belle gare mai effettuate (forse lo hanno detto per farmi rosicare, chissà…).

Al termine della gara, oltre ai risultati individuali, pur penalizzati da defezioni, acciacchi, rientri forzati e postumi da maratona, vinciamo il terzo posto tra le società partecipanti. Ci danno una bella targa e non solo, ma invece dei soliti salumi, tanti ortaggi tra cui zucchine e cetrioli, che nel nostro caso non fanno mai male, anzi sono sempre ben accetti. A buon intenditor…

Ciao Franco

Che settimana… Franco mette le ali e vola alto, mentre sulla terraferma i rifondaroli, lungo le sponde del Tevere, si cimentano, come possono, nella Vivifiume. Chi a piedi chi in bici, chi si ferma dolorante al 3° km, chi mano nella mano taglia il traguardo, chi torna in traghetto, chi corre i 300 m a tutta birra, chi dorme nelle baraccopoli, chi mangia fava e pecorino e beve vino, chi piange e chi ride, chi con i baffetti, da bravo capitano, viene solo a vedere i compagni di squadra mezzi rotti alla partenza della gara del fiume, un percorso ai margini della metropoli, lungo un argine di desolazione e disperazione.

Nonostante la pioggia, la sabbia, gli acciacchi, siamo su quelle sponde come possiamo, insieme.

E poi, questi acciacchi ma cosa sono… per noi sportivi obbligati, una tragedia. Ma guardandoli bene sono anche lezioni di vita, lo specchio delle nostre fragilità, non fisiche ma mentali, le barriere e gabbie che ci costruiamo e che ci fanno sentire delle merde solo perché dei doloretti ci tengono fermi… a volte siamo incapaci di vedere oltre, di vedere cosa c’è dietro lo sport, dietro quel bisogno di endorfine, di sentirsi efficienti superata la ‘ntina, il tentativo di tenere a bada l’ansia, per noi donne continuare ad avere il corpo di quando si era ragazze, ma che follia… e poi chissà che altro.

Ma tu, Franco, cosa avresti detto? Tu che oltre a essere il papà di Boris sei un po’ il papà di tutti noi rifondaroli, tu che hai toccato con mano gioia e dolore e che con una dignità e una forza fuori dal comune hai affrontato il male e la sofferenza, immensa lezione di vita per tutti noi, avresti nonostante tutto capito le nostre piccolezze, le nostre meschinità quotidiane perché hai provato l’emozione di librarti nell’aria come un uccello e credo che avresti voluto farlo fino all’ultimo.

Ora, come un aquilone acrobatico ti immagino tra le nuvole, finalmente libero di volteggiare, ma legato da un filo invisibile a coloro che ti vogliono bene.